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Vivere vicino a strade trafficate aumenta il rischio di malattie neurologiche

Venerdi 24 Gennaio 2020
  Vivere nelle vicinanze di strade principali o autostrade, quindi altamente trafficate, è legato a una maggiore incidenza di demenza, malattia di Parkinson, Alzheimer e sclerosi multipla (SM), secondo una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Environmental Health.

Nello studio, i ricercatori dell'Università della British Columbia hanno analizzato i dati di 678mila adulti del distretto Metro Vancouver. Gli esperti hanno osservato che vivere a meno di 50 metri da una strada principale o a meno di 150 metri da un'autostrada è associato a un rischio maggiore di sviluppare demenza, Parkinson, Alzheimer e sclerosi multipla, probabilmente a causa di una maggiore esposizione all'inquinamento atmosferico.


I ricercatori hanno anche scoperto che vivere vicino a spazi verdi, come i parchi, ha effetti protettivi contro lo sviluppo di questi disturbi neurologici.

"Per la prima volta, abbiamo confermato un legame tra l'inquinamento dell'aria e la vicinanza del traffico con un rischio più elevato di demenza, Parkinson, Alzheimer e sclerosi multipla", ha spiegato Weiran Yuchi, autore principale dello studio. "La buona notizia è che gli spazi verdi sembrano avere alcuni effetti protettivi nel ridurre il rischio di sviluppare uno o più di questi disturbi". Sono necessarie ulteriori ricerche, ma i nostri risultati suggeriscono che gli sforzi di pianificazione urbana per aumentare l'accessibilità agli spazi verdi e per ridurre il traffico di veicoli a motore sarebbero utili per la salute neurologica".

I disturbi neurologici sono sempre più riconosciuti come una delle principali cause di morte e disabilità a livello mondiale. Poco si sa sui fattori di rischio associati a queste malattie, la maggior parte delle quali sono incurabili e progressive.

Lo studio
Per lo studio, i ricercatori hanno analizzato i dati di 678mila adulti di età compresa tra i 45 e gli 84 anni che hanno vissuto nel distretto  Metro Vancouver dal 1994 al 1998 e durante un periodo di follow-up dal 1999 al 2003. Hanno stimato l'esposizione individuale alla vicinanza della strada, all'inquinamento atmosferico, al rumore e al verde di ogni persona utilizzando i dati del codice postale. Durante il periodo di follow-up, i ricercatori hanno identificato 13.170 casi di demenza non-Alzheimer, 4.201 casi di Parkinson, 1.277 casi di di Alzheimer e 658 casi di sclerosi multipla.

Per la demenza-non Alzheimer e il Parkinson, in particolare, vivere vicino alle strade principali o a un'autostrada è stato associato a un aumento del 14% e del 7% per cento del rischio di entrambe le condizioni, rispettivamente. A causa del numero relativamente basso di casi di Alzheimer e sclerosi multipla nel distretto Metro Vancouver rispetto alla demenza-non Alzheimer e al Parkinson, i ricercatori non hanno identificato associazioni tra l'inquinamento atmosferico e l'aumento del rischio di questi due disturbi. Tuttavia, gli esperti stanno ora analizzando i dati a livello canadese e sperano che il set di dati più ampio possa fornire maggiori informazioni sugli effetti dell'inquinamento atmosferico su queste patologie.

Quando i ricercatori hanno analizzato gli spazi verdi, hanno osservato che l'effetto dell'inquinamento dell'aria sui disturbi neurologici veniva attenuato. Gli esperti suggeriscono che questo effetto protettivo potrebbe essere dovuto a diversi fattori.

"Le persone maggiormente esposte agli spazi verdi hanno più probabilità di essere fisicamente attive e di avere più interazioni sociali," ha spiegato Michael Brauer, autore senior dello studio. Brauer ha aggiunto che i risultati sottolineano l'importanza per gli urbanisti di garantire l'integrazione del verde e dei parchi nella pianificazione e nello sviluppo dei quartieri residenziali.


Fonte: pharmastar.it
URL: https://www.pharmastar.it/news/neuro/vivere-vicino-a-strade-trafficate-aumenta-il-rischio-di-malattie-neurologiche-31151

Road proximity, air pollution, noise, green space and neurologic disease incidence: a population-based cohort study 
https://ehjournal.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12940-020-0565-4