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Tempi di accesso ai farmaci: Italia al 14esimo posto in Europa

Dopo il via libera alla commercializzazione, i pazienti nel nostro Paese attendono in media 402 giorni prima di poter utilizzare un nuovo medicinale. Ma in Germania ne bastano 119 e in Danimarca 146. I dati di un’analisi Iqvia pubblicata da Efpia

di  11 aprile 2019
tempi di accesso ai farmaci

  Una volta approvato in Europa, un nuovo farmaco arriva nelle mani di un paziente tedesco in media dopo 119 giorni. Ma un paziente italiano dovrà aspettarne 402 e uno serbo addirittura 925. A dirlo è un report di Iqvia pubblicato da Efpia, l’associazione europea delle industrie del farmaco, sui dati di 29 Paesi. Emerge una mappa delle disparità nell’accesso alla cure: rispetto all’attesa media di 426 giorni la variabilità è ampia e l’Italia si colloca al 14esimo posto per la “rapidità” con cui i nuovi medicinali giungono ai pazienti. I dati si riferiscono al periodo 2015-2017. Il confronto con il triennio 2014-2016 non ci fa onore: l’attesa per gli italiani è cresciuta di 19 giorni.

Tempi di accesso variabili

Il report considera il tempo medio che trascorre tra l’autorizzazione all’immissione in commercio e la conclusione dell’iter amministrativo che consente la prescrizione e quindi l’accesso al farmaco da parte del paziente. Sul podio, con la Germania (119 giorni), ci sono Danimarca (146) e Svizzera (171). In Fondo alla graduatoria Portogallo (634), Lituania (726) e Serbia (925). La variabilità riguarda anche farmaci diversi all’interno dello stesso Paese. In Estonia, ad esempio, il ritardo più breve è 21 giorni e il più lungo di 1.443 giorni, in Irlanda da zero giorni a 1.321 e in Austria da 33 giorni a 1.383 giorni. Fra le attese massime, in Italia si superano anche i mille giorni.

La disponibilità dei farmaci

Secondo il report, l’accesso è più rapido nei Paesi in cui il numero di farmaci disponibili è maggiore. Una parte della ricerca è dedicata al tasso di disponibilità dei farmaci nei diversi contesti. Con “disponibilità” s’intende l’inclusione dei farmaci in schemi di rimborsabilità, anche condizionata. I dati si riferiscono a 121 prodotti approvati dall’Agenzia europea dei medicinali (Ema) tra il primo gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017.

Il tasso più alto di disponibilità si registra nel Regno Unito (88%), in Germania (86%), in Austria (84%) e in Danimarca (83%). In questa graduatoria, l’Italia guadagna diverse posizioni, collocandosi al quinto posto con un tasso di disponibilità dei farmaci pari al 79%. In fondo Lettonia, Serbia e Macedonia, ma sulla posizione di questi Paesi incide molto la disponibilità incompleta di dati.

Efpia: “L’accesso ai farmaci non può dipendere dal codice postale”

“Le ragioni di questi ritardi sono spesso multi-fattoriali, radicate nei sistemi e nei processi di accesso ai farmaci nei singoli Stati Membri. Questi possono riguardare valutazioni cliniche duplicate, processi di Hta, ritardi nell’approvare la rimborsabilità, decisioni a livello locale o anche processi di Information technology”, commenta Nathalie Moll, direttore generale di Efpia. “I ritardi nell’accesso – prosegue Moll – non sono semplicemente una questione economica.. I pazienti in una parte dell’Europa non dovrebbero dover aspettare sette volte più a lungo per un nuovo farmaco rispetto ai cittadini di un altro Paese. I pazienti che convivono con una malattia non dovrebbero aspettare più a lungo di un paziente che convive con una malattia diversa. L’accesso ai farmaci – conclude il dg di Efpia – dovrebbe essere basato sul tuo bisogno clinico e non sul tuo codice postale”. Appunti per il “capitolo sanità” della campagna elettorale per le elezioni europee di fine maggio.


Fonte: aboutpharma.com
URL: https://www.aboutpharma.com/blog/2019/04/11/tempi-di-accesso-ai-farmaci-italia-al-14esimo-posto-in-europa/