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Tre mosse per adottare un Patient reported outcome

Verificare la portabilità dello strumento, nuovi Prom e fare una ricognizione di ciò che già esiste. Ecco una breve guida per integrare il proprio lavoro con l’utilizzo di un Pro

di Francesca Sofia, Science Compass 15 maggio 2019

    Il titolo è chiaramente provocatorio. Il percorso è tutt’altro che banale, ma un’azienda o un qualunque operatore del sistema salute interessato a integrare il proprio lavoro con l’utilizzo di un Pro ha diverse risorse a cui attingere. Proponiamo qui una sorta di checklist dei principali passaggi da compiere.

1.Partire da una ricognizione dell’esistente

Nel corso degli ultimi decenni, sono stati sviluppati e validati migliaia di strumenti per la misurazione dei Pro: i cosiddetti Patient reported outcome measures (Prom). Una possibilità per individuare quelli che potrebbero fare al caso nostro è certamente ricorrere alla mappatura della letteratura scientifica rilevante, ma un metodo molto efficace per selezionare lo strumento più adatto alle nostre finalità può essere quello di consultare dei database che fungono da veri e propri cataloghi dei Prom esistenti.

I Prom raccolti in queste collezioni sono annotati dal curatore con l’obiettivo di consentire la loro selezione in base a diversi criteri. Gli elementi che possono guidare la ricerca vanno dall’ambito terapeutico, all’autore del Prom, ai farmaci per cui lo strumento è stato utilizzato nel percorso di registrazione e con quale agenzia regolatoria. Risorse di questo tipo sono fornite, per esempio, dal Patient reported outcome measurement group, sviluppato dall’università di Oxford in collaborazione con il servizio sanitario nazionale inglese (che raccoglie circa sedicimila Prom) e dall’organizzazione no-profit statunitense Mapi research trust che ha messo insieme una banca dati di circa quattromila Prom abbinata a diversi strumenti di supporto per chi è interessato ad utilizzarli. Questo ci porta al secondo passaggio.

2. Verificare la portabilità dello strumento

Una volta individuato il Prom che intendiamo adottare, vanno verificati diversi aspetti che possono influire sulla sua applicazione in contesti diversi da quello per cui è stato sviluppato. Questi gli elementi principali da tenere in considerazione: l’esistenza di traduzioni (e come sono state sviluppate e distribuite), la presenza di vincoli di copywrite e di eventuali clausole di esclusività per quanto riguarda la traduzione e tutte le informazioni di natura regolatoria collegate al Prom come, per esempio, eventuali linee guida sul suo utilizzo rilasciate dalle agenzie del farmaco.

3. Scegliere il metodo per la creazione di nuovi Prom

Se, dopo aver fatto tutte queste verifiche, decidiamo di sviluppare un Prom ex novo o di sottoporre uno strumento esistente a un sostanziale processo di revisione e adattamento al contesto in cui intendiamo applicarlo, sarà opportuno partire dalla definizione di metodi e processi. Realizzare strumenti innovativi è certamente un percorso oneroso, anche dal punto di vista economico, ma fornisce l’opportunità di capitalizzare sul patrimonio di esperienza accumulato dalla introduzione dei primi questionari cartacei allo sviluppo degli strumenti digitali attualmente a disposizione.

Per fare questo è possibile anche avvalersi di organizzazioni specializzate nel supportare questi processi come, per esempio, l’International consortium for health outcome measurement.

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*Foto in evidenza di Uli Weber


Fonte: aboutpharma.com
URL: https://www.aboutpharma.com/blog/2019/05/15/tre-mosse-per-adottare-un-patient-reported-outcome/