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Fonte aboutpharma.com

Ssn, l’allarme della Fondazione Gimbe: “Serve un piano di salvataggio”

 Dalla 12esima Conferenza nazionale di Bologna la richiesta di un programma politico di ampio respiro. Finanziamento del Fsn, ruolo del “secondo pilastro”, sprechi e sostenibilità dei nuovi Lea i nodi critici da cui partire

 Avviso ai naviganti: fate presto o si affonda. E’ questo il messaggio che la Fondazione Gimbe ha lanciato oggi dalla sua 12esima conferenza nazionale di Bologna. La barca è quella del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Al timone, la politica e le istituzioni. A bordo, i cittadini-pazienti che “rischiano di perdere la loro più grande conquista sociale”. A preoccupare la fondazione sono principalmente quattro questioni: il livello di finanziamento del Fondo sanitario nazionale (Fsn), il ruolo poco definito della sanità integrativa, gli sprechi e i dubbi sulla reale sostenibilità dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea). Potremmo dire quattro “iceberg”, che per essere aggirati (o meglio affrontati con coraggio) hanno bisogno – secondo Gimbe – di una strategia di ampio respiro: “Se è vero che non esiste alcun piano occulto di smantellamento del servizio sanitario nazionale – spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – non c’è nemmeno un programma esplicito per difendere un modello equo e universalistico di sanità pubblica da consegnare alle future generazioni”.

 Quattro ragioni per non stare sereni

 Le risorse, è ovvio, rappresentano la prima preoccupazione: “Il finanziamento pubblico del Ssn – continua Cartabellotta – tra tagli e mancati aumenti dal 2010 ha lasciato per strada oltre 35 miliardi di euro, facendo retrocedere l’Italia sempre più nel confronto con i paesi dell’Ocse, quelli europei e del G7, tra i quali siamo fanalino di coda per spesa totale e per spesa pubblica, ma secondi per spesa a carico dei cittadini”.

 Quanto alla sanità integrativa, il cosiddetto “secondo pilastro”, Gimbe chiede di fare un po’ di ordine: “Il modello a tre pilastri – sottolinea Cartabellotta – oggi mostra tutti i suoi limiti: avendo puntato tutto sul primo pilastro (finanziamento pubblico non più sufficiente a erogare i Lea), non siamo riusciti infatti ad espandere adeguatamente il secondo (fondi integrativi, limitati a coprire solo prestazioni non essenziali) e non riusciamo a contenere il terzo (assicurazioni private che scorrazzano senza regole)”.

 Il terzo “iceberg” ha una base sommersa molto larga: quasi 25 miliardi di euro. E’ la stima di Gimbe sugli sprechi in sanità, frutto di inappropriatezza nelle prestazioni e negli acquisti, frodi, abusi, inefficienza e burocrazia.  Un allarme che trova riscontro anche tra gli osservatori internazionali: “Il rapporto Ocse di gennaio 2017 – ricorda Cartabellotta – ha confermato che in sanità 2 euro su 10 vengono sprecati. Le responsabilità ricadono su tutti gli stakeholder, che devono impegnarsi a recuperarli con strategie precise”.

 La quarta preoccupazione, non certo in ordine di importanza, riguarda il rischio “illusione” per i nuovi Lea attesi da 15 anni e ora (quasi) realtà: “Questo grande traguardo politico – avverte il presidente della Fondazione – rischia di trasformarsi in un’illusione collettiva con gravi effetti collaterali: allungamento delle liste d’attesa, aumento della spesa out-of-pocket, sino alla rinuncia alle cure. Siamo di fronte a un paradosso: l’Italia è il Paese con il ‘paniere LEA’ più ampio d’Europa, ma al tempo stesso fanalino di coda per la spesa pubblica”.

 Parola ai politici

 Gli spunti della Fondazione hanno acceso il dibattito tra i rappresentati politici riuniti oggi a Bologna. Su finanziamento e sprechi, il giudizio lapidario di Emilia Grazia De Biasi (Pd), presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato: “Il tema prima che finanziario è politico. Dobbiamo decidere se intendiamo investire o meno in politiche pubbliche in sanità. Lo spreco risiede nella mancanza di legalità, nelle spese per macchinari obsoleti e inutili, nella differenza tra il Nord e il Sud del Paese»”. Ecco perché secondo Luigi D’Ambrosio Lettieri (senatore del Gruppo Conservatori e Riformisti) bisogna concentrare l’attenzione sugli “aspetti di governance” e farsi guidare “da un’etica della responsabilità”. Secondo il Movimento 5 Stelle, rappresentato dalla deputata Giulia Grillo, il tema di fondo è “l’equità nell’accesso alle cure, che dipende molto dalla visione politica” che guida le scelte. E a richiamare l’attenzione sulle diseguaglianze è anche Sergio Venturi, assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, che bolla come “inaccettabili” le disparità regionali nell’erogazione dei Lea.

 Più accesa la discussione sulla sanità integrativa. “In Italia assistiamo ad un’anomala situazione – afferma Cartabellotta – in cui i fondi integrativi non possono espandersi, in quanto destinati a coprire solo prestazioni non essenziali, mentre le assicurazioni private possono scorrazzare senza regole”. Il riordino della normativa sembra una priorità per tutti, ma la sanità integrativa continua a dividere. Se Mario Marazziti, presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, sottolinea l’esigenza “di ravvivare i fondi integrativi con una nuova visione e un nuovo modello” per il secondo pilastro, Giulia Grillo (M5S) puntualizza che le “prestazioni essenziali devono continuare a essere garantite esclusivamente con i Lea”. E la senatrice De Biasi avverte: “Non può essere la carta di credito a decidere in sanità”.

Fonte aboutpharma.com
URL http://www.aboutpharma.com/blog/2017/03/03/ssn-lallarme-della-fondazione-gimbe-serve-un-piano-salvataggio/