Emofilia A, con i nuovi farmaci meno infusioni ma più protezione
 
BERLINO - Non accontentarsi più e alzare sempre l’asticella delle aspettative. Così medici e pazienti guardano alle nuove terapie per la cura dell’emofilia che si evolvono di anno in anno consentendo una vita quasi ‘da sani’, con poche limitazioni e la possibilità di comportarsi in modo normale praticando sport e viaggiando senza la paura che un improvviso sanguinamento rovini tutto. Di queste prospettive, che iniziano ad essere già realtà, si è parlato nel corso del Congresso dell’International Society on Thrombosis and Haemostasis (Isth) in corso a Berlino fino a domani e dove sono riuniti oltre 9mila partecipanti provenienti da 90 paesi diversi.

Gli studi di farmacocinetica. Al congresso di Berlino gli esperti si sono confrontati sui dati relativi alla farmacocinetica, cioè lo studio degli effetti dell’organismo sul farmaco. In pratica, la farmacocinetica studia l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo e l’eliminazione del farmaco nonché la sua biodisponibilità. Ma che vuol dire in pratica per i pazienti? “Significa soprattutto poter personalizzare sempre di più la terapia prescritta tenendo conto della storia clinica del paziente, ma anche del suo stile di vita - spiega Elena Santagostino, responsabile dell'Unità operativa emofilia presso l’Irccs Fondazione Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano - negli ultimi anni abbiamo a disposizione più opzioni terapeutiche per l’emofilia A che ci consentono di andare incontro alle diverse esigenze dei pazienti. Ora, grazie alla ricerca, possiamo contare sui nuovi fattori ricombinanti realizzati con una tecnologia più evoluta e su quelli pegilati in cui l’emivita è prolungata e questo migliora ulteriormente la protezione del paziente con un numero minore di infusioni”.

Il nuovo fattore VIII. E non è detto che i miglioramenti terapeutici arrivino da nuove molecole. A volte può trattarsi dell’evoluzione di molecole ben conosciute da anni e che permettono, quindi, sia ai medici che ai pazienti, di cambiare terapia con maggior tranquillità perché l’organismo è già abituato ad assumere quel principio attivo. E, infatti, tra le novità di cui gli esperti hanno parlato nel corso di un simposio organizzato da Bayer c’è il nuovo fattore VIII, octocog alfa (BAY 81-8973) non modificato, a catena intera, per l’emofilia A che rappresenta l’evoluzione del precedente fattore VIII. “Questo nuovo farmaco – spiega Angelo Claudio Molinari, direttore del Centro Emofilia presso la Fondazione Irccs "Giannina Gaslini" - unisce le caratteristiche di un prodotto tradizionale e ben conosciuto ai vantaggi delle tecnologie innovative con cui viene prodotto”.

Meno infusioni. Tutto ciò si traduce in vantaggi pratici per i pazienti soprattutto perché si è visto che il nuovo fattore VIII riesce a proteggerli meglio dai sanguinamenti ed inoltre consente di diradare la frequenza delle infusioni. Infatti, se fino ad oggi la profilassi per i pazienti emofiliaci prevedeva infusioni a giorni alterni con questo nuovo farmaco si possono fare anche solo due volte a settimana. “Questo – prosegue Molinari – significa ridurre del 50% le infusioni cosa che per un paziente vuol dire molto specie se si tratta di un bambino perché fare meno iniezioni significa poter giocare più tempo e vivere con meno limiti la malattia”.

Meno sanguinamenti. I risultati presentati fanno parte del programma Leopold e sono stati condotti a livello mondiale su un numeroso gruppo di pazienti già trattati in precedenza che hanno dimostrato che il nuovo octocog alfa può essere utilizzato non solo con una profilassi tre volte alla settimana, ma anche in alcuni pazienti, due volte alla settimana garantendo la stessa protezione dai sanguinamenti. “Partiamo dunque da una molecola a noi ben nota – continua Molinari -  ma che ora è in grado di offrire maggiore flessibilità di utilizzo garantendo protezione, efficacia e sicurezza avendo elevato e migliorato il processo produttivo”.

I risultati sui bambini. Soprattutto quando si tratta di bambini, i pediatri tendono ad essere conservativi perché i piccoli pazienti vanno trattati con la massima cura e attenzione. Nel caso di octocog alfa il passaggio dal suo predecessore è semplice, in quanto si tratta di una molecola ben nota e studiata che presenta innovazioni tecnologiche. Lo studio Leopold Kids è stato condotto sui bambini precedentemente trattati e ha mostrato che, in 6 mesi di osservazione del trattamento con il nuovo farmaco, il 45% dei pazienti non ha avuto episodi di sanguinamento e il 55% non ha mostrato sanguinamenti entro 48 ore dall’ultima infusione di profilassi.

L’esperienza clinica. Il nuovo octocog alfa è totalmente rimborsato dal Sistema sanitario nazionale e in circa l’80% delle regioni c’è già la disponibilità. Il Centro emofilia, emostasi e trombosi dell’Azienda ospedaliera di Catanzaro è stato tra i primi ad utilizzare il nuovo farmaco: “Ho voluto fare una prima esperienza con un paziente particolarmente complicato perché nonostante ricevesse infusioni a giorni alterni presentava ancora molte emorragie” spiega Rita Santoro, direttore del Centro di Catanzaro dove la maggior parte dei pazienti ha già fatto lo ‘switch’ al nuovo farmaco. Soprattutto, il paziente aveva grandi problemi in alcune articolazioni con il rischio di danni a lungo termine come l’artropatia cronica che può poi portare alla necessità di asportare l’arto. “Ho voluto verificare che benefici avrei avuto con un paziente così difficile – prosegue Santoro - e ho avuto una risposta eccellente perché è riuscito a passare da una somministrazione a giorni alterni a due a settimana con una riduzione della frequenza emorragica e una scomparsa dell’emorragia nell’articolazione”.

Le terapie del futuro. Ma si studia anche per trovare nuovi approcci terapeutici per l’emofilia A che non si basino soltanto sul fattore VIII. Ad esempio, è in via di sviluppo una terapia ‘long acting’ (Bay 94-9027) che ha una durata d’azione ancora più lunga ed inoltre si procede con gli studi sulla terapia genica. Bayer, infatti, è entrata in una joint venture con una startup di gene-editing, Crispr Therapeutichs, investendo oltre 300 milioni di dollari per lo sviluppo di nuovi medicinali per differenti indicazioni utilizzando la tecnologia emergente per la terapia genica. "Questa nuova terapia potrebbe essere disponibile tra 5-7 anni" spiega il professor Johannes Oldenburg, dell'Università di Bonn. “L’obiettivo – aggiunge la professoressa Sant’Agostino – è quello di intervenire sul difetto genico e correggerlo per ottenere un risultato terapeutico che possa durare nel lungo termine, ma è presto per dire se funzionerà anche se i primi dati che abbiamo sono incoraggianti con una durata di efficacia lunga mesi e probabilmente anche anni”. L’esperta ha, inoltre, annunciato che a breve proprio sulla terapia genica inizieranno delle sperimentazioni anche in alcuni grandi centri italiani.  

I numeri della malattia. L’emofilia colpisce circa 400.000 persone nel mondo ed è una patologia principalmente ereditaria in cui una delle proteine necessarie per la formazione dei coaguli di sangue è mancante o carente. L’emofilia A è il più comune tipo di emofilia; in questo caso è assente o presente in quantità ridotta il fattore VIII. Colpisce 1 persona su 10.000, per un totale di più di 30.000 persone in Europa. In Italia ne sono colpite oltre tremila persone di cui circa il 15% sono bambini. Nel tempo, l’emofilia A - a causa di sanguinamenti continui o spontanei, specialmente nei muscoli, nelle articolazioni o negli organi interni -  può portare a quadri di artropatia invalidanti.