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Malattie autoimmunitarie e uso farmaci biologici in gestazione: l'esperienza canadese

In alcune donne in gestazione che assumono farmaci biologici per il trattamento di malattie autoimmuni, la probabilità di interrompere il trattamento assegnato è più elevata stando ai risultati di uno studio canadese di recente pubblicazione su Arthritis Care & Research.

In alcune donne in gestazione che assumono farmaci biologici per il trattamento di malattie autoimmuni, la probabilità di interrompere il trattamento assegnato è più elevata stando ai risultati di uno studio canadese di recente pubblicazione su Arthritis Care & Research che ha evidenziato, peraltro, come i pattern di interruzione della terapia si siano manifestati indipendentemente dalle variazioni a carico di alcuni indicatori di attività di malattia e dall'impiego di trattamenti concomitanti.
Nello specifico, i ricercatori hanno passato a setaccio i dati di due registri canadesi (Population Data British Columbia e the BC Perinatal Database Registry), identificando 131 donne in gestazione, affette da una o più malattie autoimmuni per le quali è indicato il ricorso ad un farmaco biologico.
Le donne reclutate nello studio avevano portato a termine una gravidanza nel decennio 2002-2012.

Utilizzando diversi modelli di regressione logistica multilivello, i ricercatori hanno valutato l'esistenza di possibili correlazioni tra la sospensione del farmaco e alcuni fattori.

Artrite reumatoide, malattia infiammatoria intestinale e psoriasi rappresentavano le principali malattie autoimmunitarie di queste donne, mentre infliximab, etanercept e adalimumab rappresentavano i farmaci biologici maggiormente utilizzati.

Passando ai risultati, è emersa, durante il periodo di svolgimento dello studio, l'esistenza di un incremento del ricorso ai farmaci biologici sopra indicati in questa coorte di pazienti (da 0% nel 2002 al 5,7% nel 2012). Una lieve riduzione del loro impiego è stata registrata limitatamente al biennio 2010-2011.

Durante il periodo precedente il concepimento, l'impiego di farmaci biologici è rimasto sostanzialmente stabile, da un valore percentuale pari all'1,2% di tutte le gravidanze a termine nelle donne con malattie autoimmunitarie nel periodo compreso da 12 a 9 mesi prima del concepimento ad un valore finale pari all'1,3% nei 3 mesi precedenti.

In termini di nuovo inizio di farmaci biologici, invece, la percentuale registrata è risultata essere compresa tra lo 0,1% e lo 0,2% durante il periodo del pre-concepimento.

Tra il concepimento e il parto, la percentuale di nuovi utilizzi di farmaci biologici si è ridotta.
Il 31% delle donne incluse nello studio ha interrotto il trattamento prescritto con farmaco biologico entro l'ultimo trimestre di gestazione. Tale pattern è risultato consistente durante il secondo trimestre, con un 38% di donne che ha interrotto il trattamento con il farmaco biologico. Inoltre, considerando le donne in trattamento con questi farmaci durante questo trimestre, quasi la totalità (98%) ha proseguito il trattamento nel terzo.

La probabilità di interrompere il trattamento con il farmaco biologico prescritto è risultata 13 volte più elevate nel secondo trimestre rispetto al primo, ed è risultata sostanzialmente sovrapponibile nel secondo e terzo trimestre. Inoltre, non sono emerse disparità in merito al rischio di sospensione del trattamento con farmaco biologico tra il secondo e il terzo trimestre.

Dall'analisi è emerso anche che la probabilità di interrompere il trattamento con farmaci biologici era tre volte più elevato nelle donne affette da artrite reumatoide rispetto a quelle affette da malattia infiammatoria intestinale.
“Nel complesso – commentano gli autori dello studio – nel decennio 2002-2012 è stato osservato un incremento del ricorso ai farmaci biologici sia durante il pre-concepimento che il periodo di gestazione in un campione di donne canadesi affette da malattie autoimmuni, consistente con quello osservato in altri studi”.

“Questi pattern – continuano i ricercatori - hanno subito un modesto incremento dell'impiego di farmaci biologici nel corso del decennio considerato, e le pazienti che hanno utilizzato questi farmaci avevano probabilità maggiori di interrompere il trattamento prescritto una volta in gestazione”.

Pertanto, concludono i ricercatori, alla luce di quanto osservato, è auspicabile che vengano condotti studi ulteriori per migliorare la comprensione dei rischi e dei benefici di questi farmaci sulla salute materno-fetale.

NC

Bibliografia
Tsao NW et al. Patterns of biologics utilization and discontinuation before and during pregnancy in women with autoimmune diseases: A population-based cohort study. Arthritis Care Res (Hoboken). 2017 Oct 3. doi: 10.1002/acr.23434. [Epub ahead of print]
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Fonte pharmastar.it
URL https://www.pharmastar.it/news/orto-reuma/malattie-autoimmunitarie-e-uso-farmaci-biologici-in-gestazione-lesperienza-canadese-25100