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Proibizione Cannabis. Svolta dellʼOms che avvia il percorso di revisione, Ass. Coscioni:  “Unʼopportunità anche per il Governo del Cambiamento”

“Le prime notazioni del rapporto degli esperti confermano quanto andiamo dicendo da anni relativamente alla scarsità di studi per comprovare le proprietà terapeutiche della cannabis. Anche per questo, torneremo ad appellarci al Governo perché dedichi risorse umane e finaziarie a studi e trial clinici con la pianta medica”. Così lʼex Senatore Marco Perduca, dellʼAssociazione Luca Coscioni

   19 GIU - “Il Comitato di esperti sulle droghe dell'Organizzazione Mondiale della Salute è pronto a raccomandare una revisione della proibizione della cannabis a livello internazionale”, lo rende noto l'ex Senatore Radicale Marco Perduca dellʼAssociazione Luca Coscioni presente nei giorni scorsi a Ginevra durante la sessione aperta  della Commissione di Esperti sulle Dipendenze da Droga dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che per la prima volta nella storia delle Nazioni unite avvierà una revisione delle proprietà terapeutiche della cannabis.

   In quell’occasione Associazione Luca Coscioni (che si batte per le libertà civili e di ricerca scientifica), Forum Droghe, la Società della Ragione e la Fondazione DrcNet avevano presentato un documento a sostegno della ricollocazione della cannabis nelle tabelle internazionali.  “L’Italia non ha partecipato alla fase di pre-revisione, eppure da 10 anni aggiorna continuamente il proprio quadro normativo sulla 'cannabis terapeutica'; vedremo se il sedicente ’Governo del Cambiamento' saprà cogliere questa occasione storica”, afferma ancora Perduca.

 

    Attualmente, la cannabis è inserita nella Tabella I (altamente additiva e soggetta ad abuso) e nella Tabella IV (sostanze incluse nella Tabella I raramente utilizzate nella pratica medica) della Convenzione Unica sugli stupefacenti del 1961. Questo incrocio di collocazioni complica, e di fatto impedisce, la ricerca sui componenti attivi della pianta a causa delle difficoltà amministrative che gli scienziati incontrano per avere accesso alle sostanze.

   Come ha avuto modo di denunciare più volte anche Associazione Luca Coscioni, l’assegnazione della cannabis nelle Tabelle I e IV della Convenzione del 1961 non avvenne e seguito di una valutazione scientifica da parte dell’Oms; oggi, dato il diffuso uso medico della sostanza e dei suoi derivati, l’inclusione nella tabella IV risulta ancor meno giustificabile di 57 anni fa. Le definizioni ambigue delle sostanze legate alla cannabis e poste sotto controllo internazionale, oltre che la classificazione delle sue infiorescenze, resine ed estratti come “stupefacenti” e i suoi composti attivi come “sostanze psicotrope” sono state stigmatizzate in passato tanto dal Comitato di esperti dell’Oms quanto la giunta internazionale sugli stupefacenti.

   “E se il mondo ricco può usare terapie a base di cannabis - continua lʼex Senatore - non si capisce perché i paesi vittime del proibizionismo Occidentale non possano coltivare la cannabis, spesso pianta tradizionale, e aiutare i propri cittadini proprio come quelli dei Paesi che, dal dopoguerra a oggi, han imposto leggi draconiane contro produzione e uso terapeutico della pianta medica”.

    Per arrivare a una raccomandazione finale dovranno essere studiati gli aspetti chimici, farmacologici, tossicologici, epidemiologici nonché gli usi terapeutici della pianta. Si prevedono anche contributi della società civile e l’Associazione Luca Coscioni, Forum Droghe e la Società della Ragione hanno presentato un documento sui progressi italiani sostenendo la revisione denunciando violazioni del “diritto alla scienza” perché si impedisce la ricerca su una pianta il cui ultimo studio internazionale risale al 1935.

   “Le prime notazioni del rapporto degli esperti - conclude Perduca - confermano quanto andiamo dicendo da anni relativamente alla scarsità di studi per comprovare le proprietà terapeutiche della cannabis. Anche per questo, torneremo ad appellarci al Governo perché dedichi risorse umane e finaziarie a studi e trial clinici con la pianta medica”.

   Nei prossimi mesi l’Onu sarà messa di fronte alla necessità di bilanciare il “principio di precauzione” proibizionista con le innovazioni tecno-scientifiche occorse in tutto il mondo recentemente.

   Ad esempio, secondo quanto riferisce l’Oms sul cannabidiolo, Cbd, puro: “il Cbd non è noto per creare dipendenza, e non ci sono prove di problemi relativi alla salute pubblica associati allʼuso del Cbd puro”. Secondo il resoconto finale redatto degli esperti dellʼOms sulla base della letteratura scientifca che era stata utilizzata per la sessione sulla cannabis, “è stato dimostrato che il Cbd, in alcuni casi, cura lʼepilessia. Negli Stati Uniti, un prodotto a base di Cbd, lʼEpidiolex, è in corso di revisione per approvazione”. Le persone usano anche prodotti Cbd (oli, integratori, gomme ed estratti) per curare da soli molti disturbi minori, afferma il rapporto.

   Mentre per questo riguarda i risultati sul Delta-9- Tetraidrocannabinolo, Thc puro, secondo il rapporto degli esperti dellʼOms è quasi impossibile che si possa verificare unʼoverdose da Thc. Una persona del peso di 70 kili, ad esempio, avrebbe bisogno di consumare circa 4 grammi di Thc, lʼequivalente di 260 “spinelli” contemporaneamente, per avere unʼoverdose. E questi dati sono staticonfermati, a più riprese, anche dalla DEA americana. Il Thc può provocare “disorganizzazione concettuale, pensiero frammentato, sospettosità, delusioni paranoiche e grandiose e distorsioni percettive” sebbene tutte temporanee.

   Si stima che a livello mondiale siano 183 milioni gli adulti abbiano usato cannabis nel 2015. La pianta è cresciuta in 135 paesi ed è la 'droga' più prodotta al mondo. Sebbene la cannabis sia una 'droga' relativamente sicura, il disturbo dellʼuso di cannabis, noto anche come dipendenza dalla cannabis, è abbastanza comune. Circa un consumatore di cannabis su otto è considerato 'dipendente'. Le donne incinte dovrebbero licenziare la ganja. Esistono forti prove del fatto che fumare durante la gravidanza può ridurre il peso alla nascita dei neonati. I bambini possono essere vulnerabili agli effetti negativi della cannabis. Rapporti recenti indicano che i bambini che la consumano accidentalmente possono sperimentare depressione respiratoria, battito cardiaco accelerato o, in casi gravi, coma temporaneo.


Fonte: quotidianosanita.it
URL: http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=63012