Notizie su Malattie Rare e Salute

Valutazione attuale: 0 / 5

Stella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattivaStella inattiva
 
Fibrosi polmonare, studi post-hoc confermano beneficio farmaci esistenti
I pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica (IPF) sono trattati efficacemente con le opzioni terapeutiche attualmente disponibili (pirfenidone e nintedanib), indipendentemente dalla severità di malattia. Lo confermano 4 studi post-hoc, che hanno utilizzato i dati alla base della registrazione dei 2 farmaci sopra menzionati, presentati nel corso dell'edizione 2016 di CHEST - il congresso dell'American College of Chest Physicians, tenutosi quest'anno a Los Angeles (USA).

  16 novembre 2016

I pazienti affetti da fibrosi polmonare idiopatica (IPF) sono trattati efficacemente con le opzioni terapeutiche attualmente disponibili (pirfenidone e nintedanib), indipendentemente dalla severità di malattia.

Lo confermano 4 studi post-hoc, che hanno utilizzato i dati alla base della registrazione dei 2 farmaci sopra menzionati, presentati nel corso dell'edizione 2016 di CHEST - il congresso dell'American College of Chest Physicians, tenutosi quest'anno a Los Angeles (USA).

Dati relativi a Pirfenidone
Pirfenidone è un farmaco orale  indicato per il trattamento della IPF, approvato in più di 38 Paesi nel mondo. Il meccanismo di azione di pirfenidone non è perfettamente noto, anche se si ritiene che interferisca con la produzione di TGFβ (Transforming Growth Factor Beta), una citochina coinvolta nel meccanismo di crescita cellulare, e con la sintesi del TNFα (Tumor Necrosis Factor Alfa), un’altra citochina coinvolta nel processo infiammatorio.

Pirfenidone ha ottenuto la designazione di farmaco orfano ed è stato approvato per l’utilizzo in Europa nel 2011 nei pazienti con IPF da lieve a moderata e negli Stati Uniti ad ottobre 2014.

Gli studi post-hoc presentati nel corso dell'edizione 2016 di CHEST provengono dallo studio RECAP, un'estensione a lungo termine dei trial di Fase III CAPACITY.

Nel primo dei due studi presentati, 187 pazienti con IPF severa, con capacità vitale forzata (FVC)<50% o una capacità di diffusione a livello polmonare del monossido di carbonio (DLCO) <35%, sono stati messi a confronto con 409 pazienti con malattia meno severa – FVC di almeno il 50% e in DLCO pari ad almeno il 35%.

Tutti i partecipanti allo studio sono stati sottoposti a trattamento, in aperto, con 2.403 mg/die per 180 settimane.

I risultati hanno mostrato una sovrapponibilità del declino di FVC nei pazienti con malattia severa e non severa (1,03% vs. 1,11%).

I risultati derivanti da un calcolo predittivo statistico del tasso annuale di declino di FVC sono risultati, ancora una volta, sovrapponibili tra i 2 gruppi, per quanto sensibilmente più elevati in valori percentuali, attestandosi intorno al 3,5%.

Anche l'analisi di safety ha confermato la sostanziale sovrapponibilità degli AE nei due gruppi. Nausea, diarrea e rash cutanei sono stati gli AE di maggior riscontro. La sospensione del trattamento, tuttavia, è risultata più comune nei pazienti con malattia più severa rispetto a quelli con malattia meno severa (circa il 70% vs il 45%).
“Ciò, probabilmente – spiegano gli autori – è legato alla progressione di malattia, rispetto ai problemi di tollerabilità”.

Nella seconda analisi post-hoc dei dati dello studio RECAP, i valori basali di FVC sono stati stratificati in decili percentuali per 584 pazienti.

I risultati hanno mostrato, in questo caso, che il pattern di lenta progressione di malattia osservato nel corso delle 180 settimane previste dallo studio era simile nei pazienti con malattia severa e meno severa, indipendentemente dai valori basali di FVC.

“Alcuni clinici sono dubbiosi nel prescrivere questo trattamento nei pazienti 'che stanno meglio' o 'che stanno peggio' sulla base della FVC, ma questi risultati mostrano che i pazienti con FVC inferiore potrebbero trarre beneficio da questa opzione terapeutica – hanno commentato gli autori dello studio nella discussione seguita alla presentazione di questi dati”.
 
Dati relativi a nintedanib
Nintedanib è un inibitore delle tirosin-chinasi (TKI), che ha come bersaglio tre recettori dei fattori di crescita che hanno dimostrato di essere potenzialmente coinvolti nella patogenesi delle Fibrosi Polmonare Idiopatica: il recettore del fattore di crescita endoteliare vascolare (VEGFR), il recettore del fattore di crescita fibroblastico (FGFR) e il recettore del fattore di crescita derivato dalle piastrine (PDGFR).

Il farmaco, approvato dall'EMA nel gennaio 2015 per il trattamento dell'IPF, è da questa estate  rimborsabile dal Sistema Sanitario nazionale italiano. 

Nel corso del congresso è stata presentata un'analisi post-hoc dei dati in pool provenienti dai due studi di Fase 3 INPULSIS, che avevano focalizzato la loro attenzione sui pazienti con IPF con una probabilità ridotta di beneficiare della terapia con farmaci anti-fibrosi.

Per 52 settimane, 638 pazienti sono stati trattati con 150 mg bis die di nintedanib e 423 con placebo.

I pazienti sono stati stratificati in base ad un indice fisiologico composito (CPI). La misura - basata sulla tomografia computerizzata - della severità di malattia cattura l'impatto funzionale di IPF mentre esclude l'impatto dell'enfisema.

I risultati hanno mostrato che la riduzione della progressione di malattia – misurata come declino di FVC di almeno il 5% o il 10%, o la morte – era simile nei pazienti trattati con nintedanib o con placebo se il CPI basale era uguale o inferiore o superiore a 45.

Sono stati utilizzati gli stessi outcome nella seconda analisi post-hoc sull'impiego di nintedanib, anche se, questa volta, i pazienti erano stratificati in base allo stadio GAP (gender, age, FVC predetta e DLCO predetta).

Anche in questo caso, è stata osservata una sostanziale sovrapponibilità della risposta al trattamento nei 536 pazienti con IFP allo stadio I e nei 560 pazienti con IFP agli stadi 2 e 3.

“Tali risultati – concludono gli autori – suggeriscono come nintedanib riduca il rischio di progressione di malattia nei pazienti con IPF, indipendentemente dalla severità di malattia al basale”.

Riassumendo
I dati provenienti da questi studi post-hoc hanno sostanzialmente confermato l'efficacia della terapia farmacologica dell'IPF con i farmaci attualmente disponibili (pirfenidone e nintedanib).

Naturalmente, data la natura post-hoc di questi dati e l'assenza di un gruppo di controllo negli studi presentati, sono necessarie ulteriori conferme provenienti da trial clinici randomizzati perchè quanto osservato possa tradursi nella pratica clinica.

Bibliografia
CHEST 2016: American College of Chest Physicians Annual Meeting. Presented October 24, 2016.

Fonte /www.pharmastar.it
URL http://www.pharmastar.it/?cat=33&id=22778