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 19 novembre 2016

Luci e ombre della peer review "aperta"


Solo poche riviste, come “PeerJ”, “BMJ” e “F1000Research”, utilizzano già il processo di peer review aperta in varie forme. Alcune lo vietano. Altri editori e riviste, tra cui "Nature Communications", è come se avessero davanti una piscina fredda: hanno le dita dei piedi in acqua, ma sono riluttanti a immergersi.

Un feedback positivo
Finora, gli scienziati sembrano disposti a dare una chance alla peer review aperta. Il 10 novembre, "Nature Communications" ha annunciato che nel 2016 circa il 60 per cento dei suoi autori ha accettato di vedere pubblicate le revisioni dei loro lavori, e che quindi continuerà a offrire questa possibilità, senza renderla obbligatoria. (I revisori possono decidere di nascondere i loro nomi, ma non possono influenzare il processo in altro modo, oltre a poter rifiutare del tutto di prendere parte a un articolo "open review").

Nel frattempo, più della metà dei 3062 intervistati in un sondaggio on line finanziato dalla Commissione Europea e non ancora pubblicato, ha dichiarato che la peer review aperta dovrebbe diventare di routine, anche se ha espresso alcune perplessità in proposito. Più della metà ha dichiarato che le valutazioni aperte migliorerebbero la peer review; quasi il 20 per cento ha invece detto che la peggiorerebbero. Quasi metà è preoccupata che rendere nota l'identità dei revisori possa peggiorare il processo.

Luci e ombre della peer review "aperta"
Credit: LOIC VENANCE/AFP/Getty Images

Una difficoltà è dovuta al fatto che il concetto di peer review aperta significa cose diverse per persone diverse, sottolinea Anthony Ross-Hellauer, studioso dell'informazione della Göttingen State and University Library, in Germania, che ha condotto il sondaggio per conto del progetto finanziato dalla Comunità Europea 'OpenAIRE' sulla scienza aperta.

Alcuni pensano che implichi soltanto pubblicare i nomi dei revisori, ma non i loro rapporti; altri pensano che bisognerebbe pubblicare i rapporti senza la firma; altri ancora vorrebbero rendere aperto l'intero processo di peer review, permettendo a chiunque di contribuire. "E' molto difficile parlare di ciò che funziona e in quali circostanze, se non stiamo usando la stessa lingua", dice Ross-Hellauer.

Alcune comunità scientifiche sembrano gradire la revisione aperta più di altre, osserva Joerg Heber, direttore esecutivo di “Nature Communications”. Durante la sperimentazione della sua rivista, oltre il 70 per cento degli autori di articoli pubblicabili riguardanti ecologia ed evoluzione, biologia molecolare e scienze della Terra hanno optato per valutazioni aperte, mentre gli articoli di fisica hanno registrato il gradimento più basso.

Estendere l'esperimento
Per quasi due anni, l'editore olandese Elsevier ha pubblicato valutazioni di peer review non firmate per cinque delle sue testate, tra cui “Engineering Fracture Mechanics” e “International Journal of Surgery”. Sulla base di questo esperimento, che secondo il 33 per cento dei redattori ha migliorato le valutazioni, l'anno prossimo Elsevier prevede di estendere la revisione aperta ad altre riviste.

E alcune riviste consentono ai revisori di postare le proprie revisioni pre-pubblicazione su altri siti web. Uno di questi è Publons.com, che incoraggia gli scienziati a rendere pubblici le loro peer review, se le riviste lo permettono. Finora, dice il cofondatore del sito Andrew Preston, quasi 500 riviste hanno scelto di adottare specifiche politiche di autorizzazione per Publons, e il 16 per cento di esse consente di pubblicare il testo completo delle recensioni.

I sostenitori dicono che i benefici della peer review aperta sono evidenti. "Si tratta di rendere il processo più equo e trasparente, così i soggetti possono essere ritenuti responsabili se qualcosa va storto", dice Jonathan Tennant, paleontologo del'Imperial College di Londra e direttore della comunicazione di ScienceOpen, una rete aperta di pubblicazione di ricerca.

Esitazione continua
Ma Stephen Heard, ecologo dell'Università di New Brunswick a Fredericton, in Canada, ha dei timori. Si preoccupa che i ricercatori possano pubblicare on line senza che i revisori ne siano al corrente o senza che abbiano dato il consenso. Inoltre, sapendo che le revisioni sono rese pubbliche, spiega Heard, il lavoro diventa più difficile, perché ci si sente obbligati a ridurre il linguaggio tecnico e il gergo per rendere la revisione comprensibile a un pubblico più ampio. “E inevitabilmente si farebbero meno revisioni”, spiega.

Inoltre non è chiaro chi effettivamente legga le valutazioni una volta rese pubbliche, dice Heard. Tennant sostiene che sono la prima cosa che legge dopo l'abstract di un articolo, mentre Heber avverte che "Nature Communications" valuterà il numero di download. (La rivista è pubblicata da Springer Nature, editore di "Nature"; il gruppo che si occupa delle notizie e dei commenti di "Nature" è editorialmente indipendente dalle redazioni della casa editrice che si occupano della ricerca).

Sinclair non ha ancora sentito di nessuno che abbia letto la valutazione di peer review al suo articolo. E anche se la sua unica esperienza è stata incoraggiante, le valutazioni sono state largamente positive, e l'articolo ha superato facilmente il processo di revisione, non è pronto per diventare un alfiere della peer review aperta.

“Credo che la maggior parte delle persone, e includerei anche me, è apprensiva”, dice Sinclair. "Questa è stata una nuova esperienza, e per quanto mi riguarda, il giudizio è sospeso."

(L'originale di questo articolo è stato pubblicato su Nature il 10 novembre 2016. Traduzione ed editing a cura di Le Scienze. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati.)