AGENAS


  • quotidianosanita.it

    Nomine. Per presidenza Agenas candidata Manuela Lanzarin. Luigi Icardi alla guida della Commissione Salute. Per Aifa, Bonaccini presidente di ‘garanzia’ fino a settembre

    L’assessore del Veneto guiderà l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali alla cui direzione generale dovrebbe essere confermato Francesco Bevere. L’assessore del Piemonte guiderà invece la commissione Salute mentre sulla presidenza Aifa le Regioni cercano ancora la quadra col Ministero che pressa per risolvere l’impasse e per questo si è deciso che Bonaccini sarà presidente di garanzia dell'Agenzia fino a settembre.

      01 AGO - Sono in via di scioglimento alcuni nodi su presidenza di Agenas e Aifa e sul coordinamento della. commissione Salute delle Regioni. Su Agenas le Regioni hanno candidato alla presidenza, l’assessore del Veneto Manuela Lanzarin, mentre a quanto si apprende Francesco Bevere sarà confermato alla direzione generale.

  • aboutpharma.com

    Persone e Professioni

    Conflitti di interesse più trasparenti per medici e aziende sanitarie

    Lo rivela Bevere, direttore generale di Agenas: “Sono 30 mila i medici che hanno scelto di rendere pubblici i rapporti con produttori di farmaci o dispositivi medici. Mentre le aziende sanitarie che si sono registrate sono passate dall’1,8% del 2016 al 36,5% del 2018”

    Sono 30 mila i medici che hanno scelto di rendere più trasparenti i conflitti di interesse, rapporti con produttori di farmaci o dispositivi medici. Dato che rientra nel più generale trend in aumento, di camici bianche e aziende sanitarie che scelgono la trasparenza nei rapporti con l’industria. A rivelarlo è Francesco Bevere, direttore generale dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas), intervenuto oggi in Senato al convegno “Sanità e malaffare: la corruzione si può combattere”.

  • Fonte sanita24.ilsole24ore.com

    Tumori rari, la rete nazionale pronta per l’Intesa Stato-Regioni

    di Barbara Gobbi

     Migliorare la risposta del Servizio sanitario nazionale ai pazienti con tumori rari e alle loro famiglie, adottando soluzioni «che favoriscano la formazione di competenze tecnico-professionali di alta qualità, mediante la concentrazione dei casi nonché il facile e tempestivo accesso a esse di pazienti con tumori rari, anche se presenti non nelle Regioni di residenza». In sostanza, rendere effettivo il diritto alla cura e la parità d’accesso, a malati fino a oggi “meno uguali” degli altri. Questo l’obiettivo dello schema d’Intesa sulla realizzazione della rete nazionale dei tumori rari (Rntr), trasmesso alle Regioni, ai sensi dell’articolo 8 della legge 131/2003 (attuazione dell’art. 120 Costituzione sui poteri sostitutivi).

    Le premesse, sia epidemiologiche che organizzative, non sono rosee: su quattro tumori diagnosticati, uno è raro; la sopravvivenza a 5 anni è in media del 55%, ben inferiore al 68% dei tumori comuni; la sopravvivenza, ancora, diminuisce più marcatamente dopo il primo anno dalla diagnosi rispetto ai tumori comuni, dato che fa il paio - si legge nelle premesse al documento - con l’idea che i trattamenti per i tumori rari siano meno efficaci di quelli per i tumori più comuni.