Notizie su Malattie Rare e Salute

Notizie dal WEB selezionate dallo Staff di RMR su Medicina, Salute, Genetica, Chirurgia, Malattie Rare, Farmaci, Bioetica e Nuove Tecnologie.

 

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Fonte superando.it

Applicativi liberi nella scuola di tutti e per tutti

Presentiamo un ampio approfondimento dedicato all’Open Source, ovvero agli applicativi informatici di libero utilizzo e alla loro importanza per la didattica, in particolare proprio degli alunni e degli studenti con disabilità. «Il software libero – scrivono i docenti e formatori Fusillo, Striano, Fazio e Brocato – crea partecipazione e inclusione e ci si augura che la nuova Legge sull’inclusione se ne occupi, finanziando anche i centri di ricerca che lo sviluppano»

A volte abbiamo l’oro sotto i piedi e non lo sappiamo riconoscere…

Realizzazione grafica dedicata alla scuola Open Source (software di libero utilizzo)

Una realizzazione grafica dedicata alla scuola Open Source (software di libero utilizzo)

 [...]"Purtroppo, siccome le risorse economiche che si spendono nelle scuole sono pubbliche, si fa prima a comperare una licenza, piuttosto che adeguarsi all’uso di LibreOffice, di CMAPP per le mappe  concettuali o di Open-Sankorè per allestire una Lavagna Interattiva Multimediale. La speranza, ribadiamo quindi, è che la nuova Legge sull’inclusione tenga conto anche del tipo di strumenti che entrano nelle scuole e che il Ministero si faccia carico della ricerca su alcuni software e applicativi che già ci sono, ma che vanno mantenuti e aggiornati a favore degli alunni, delle famiglie e delle fasce deboli.
Ricchi, poveri, BES (Bisogni Educativi Speciali), DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), borderline, psicofisici, neurosensoriali, e tutti gli altri “diversamente normali”, hanno il diritto di crescere nel sapere e di avere pari opportunità (articolo 3 della Costituzione Italiana), facendo sì che, come diceva don Lorenzo Milani, «la scuola non sia un ospedale che cura i sani e ammazza i malati». E il software libero utilizzato a scuola va in questa direzione, creando partecipazione e inclusione."[...]

 

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Fonte adnkronos.com/salute/sanita/

Fondazione Gimbe a Mattarella e Lorenzin: "Serve un logo per il Servizio sanitario nazionale"

 
 
Fondazione Gimbe a Mattarella e Lorenzin: Serve un logo per il Servizio sanitario nazionale

(foto Fotogramma)

Un logo per il Servizio sanitario nazionale. Perché gli italiani sappiano che "esiste ancora" e che la tutela della loro salute "rimane un diritto costituzionale". Perché venga realizzato, la Fondazione Gimbe ha inoltrato alla presidenza della Repubblica e al ministero della Salute una formale richiesta. Il messaggio a Sergio Mattarella e Beatrice Lorenzin è che serve un simbolo che permetta una legittimazione del Ssn a ogni latitudine del Paese.

"Dalle nostre analisi - sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - è emerso che il Servizio sanitario nazionale a 38 anni dalla sua istituzione non possiede, a differenza di numerosi servizi sanitari regionali, un logo identificativo: questo ridimensiona nella percezione pubblica il ruolo dello Stato nella tutela della salute, oltre che l'esistenza stessa del Ssn nato con la legge 833/78".

 

Con la riforma costituzionale del 2001 le Regioni, protagoniste dell'organizzazione della sanità, secondo la Fondazione "hanno contribuito a creare nei cittadini italiani un'asimmetrica percezione del Ssn: da allora in tante hanno deciso, giustamente, di identificare il proprio servizio sanitario attraverso un logo, alimentando la percezione dell'esistenza di 21 differenti servizi sanitari". Gimbe dal 2013 ha avviato una battaglia sul tema della sanità pubblica con la campagna 'Salviamo il nostro servizio sanitario nazionale', e iniziative che vanno dalla 'Carta Gimbe per la tutela della salute' al lancio di un Osservatorio.

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Fonte lescienze.it
02 febbraio 2017

Un'interfaccia neurale per la sindrome locked-in

Realizzata in Svizzera una nuova interfaccia uomo-macchina che consente alle persone che hanno perso qualunque capacità di movimento, compresa quella oculare, di tornare a comunicare, sia pure in modo limitato. Il dispositivo è infatti in grado di "leggere il pensiero", rilevando le risposte del soggetto a semplici domande attraverso la misura dello stato di ossigenazione del sangue e la registrazione di un elettroencefalogramma(red)

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Fonte aboutpharma.com

L’Istituto superiore di sanità si riorganizza. Nasce anche il Centro nazionale per l’Hta

Presentato oggi a Roma il nuovo assetto dell’Iss. Ricciardi: “Nel 2017 cinque milioni in più per la ricerca”. Focus su innovazione e sostenibilità. Si rafforza l'impegno per la prevenzione delle malattie e contro le dipendenze. Al via il "Grant Office” per orientare i ricercatori tra bandi e brevetti

L’Istituto superiore di sanità (Iss) si riorganizza. Per dare impulso alla ricerca, rafforzare l’impegno nelle attività di studio, sorveglianza e prevenzione, ma anche per supportare con autorevolezza le decisioni di politica sanitaria, in particolare sul fronte dell’innovazione e della sostenibilità. E’ questo, in sintesi, il senso del “restyling” dell’Iss – presentato oggi alla stampa dai vertici dell’istituto – che prevede una nuova distribuzione delle funzioni in 6 dipartimenti, 16 centri nazionali, due centri di riferimento (medicina di genere e salute mentale) e un organismo notificato (per le certificazioni CE dei dispositivi).

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Corriere della Sera Domenica 29 Gennaio 2017
SALUTE pag.51

Percorsi di diagnosi e cura
ancora poco messi in pratica
Dovrebbero facilitare l’assistenza ai pazienti con malattie complesse


Può capitare, a volte, che il proprio medico di famiglia o lo specialista ci mettano di fronte a una sigla: Pdta. Dietro l’acronimo che sta per “percorsi diagnostico terapeutici assistenziali” si nasconde un mondo (in parte) nuovo. Se vogliamo tradurlo in un concetto, si tratta di essere seguiti con un pacchetto “chiavi in mano” senza dovere sbattere la testa — da soli — da un ambulatorio a un ospedale e viceversa.
Sono i medici di famiglia, gli specialisti, gli infermieri e altre figure professionali a passarsi la “staffetta” a seconda delle esigenze: dalla prevenzione fino alla diagnosi, al trattamento e alla riabilitazione.
I Pdta sono uno strumento pensato principalmente per chi soffre di una patologia cronica, che spesso richiede le cure di più dottori, trattamenti continui, controlli periodici.
Fin qui la teoria. Ma in pratica, questi percorsi dedicati riescono davvero a migliorare la qualità dell’assistenza e la vita dei malati? «Il paziente non è più costretto a “inseguire” i diversi operatori sanitari, a fare la spola da uno specialista all’altro, a doversi districare tra esami, ricette e lunghe attese — spiega Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale dei diritti del malato-Cittadinanzattiva — . Col Pdta, infatti, si fa chiarezza su chi-fa-cosa, come e quando nelle diverse fasi della malattia. Insomma, è la struttura del Servizio sanitario nazionale che prende in carico il malato».
I vantaggi? «Tra gli altri — sottolinea Aceti — si riducono i tempi per arrivare alla diagnosi, quindi si cominciano tempestivamente le terapie più appropriate. Si riducono, poi, anche i tempi di attesa».

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