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Fonte:www.ospedalebambinogesu.it

Terapie cellulari anti-tumorali, siglato un accordo con Bellicum Pharmaceutical

Nel 2017 partirà la sperimentazione di linfociti CAR T modificati geneticamente per il trattamento della leucemia linfoblastica acuta e del neuroblastoma

 

obg   02 novembre 2016

Bellicum Pharmaceuticals e Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, punto di riferimento europeo per la cura e la ricerca in campo pediatrico, hanno annunciato l'inizio di una estesa collaborazione centrata sullo sviluppo di nuove terapie con cellule geneticamente modificate per la cura delle patologie onco-ematologiche

Nel dettaglio, l'accordo riguarda lo sviluppo preclinico e clinico di prodotti di terapia cellulare avanzata ingegnerizzati con il nuovo gene suicida CaspaCIDe della Bellicum, per la produzione di linfociti modificati attraverso recettori chimerici e recettori T-linfocitari artificiali (CAR T e TCR) specifici per determinati antigeni, tra cui il CD19.

I due enti svilupperanno congiuntamente cellule T modificate con recettori chimerici (CAR T) e altre terapie cellulari messe a punto dal Bambino Gesù e ingegnerizzate con l'interruttore di sicurezza CaspaCIDe della Bellicum, progettato per ridurre o eliminare le cellule, quando necessario, cioè in presenza di eventuali effetti collaterali legati alle cellule medesime. In base all'accordo, Bellicum fornirà il supporto finanziario necessario in cambio del diritto di commercializzazione mondiale di determinate terapie cellulari sviluppate, mentre il Bambino Gesù manterrà i diritti a scopo di ricerca. L'Ospedale della Santa Sede effettuerà ricerche e studi clinici per l'applicazione di terapie cellulari avanzate in pazienti pediatrici, inizialmente tramite due trial clinici basati sull'uso di linfociti modificati geneticamente con recettori chimerici specifici per gli antigeni CD19 e GD2, rispettivamente in pazienti pediatrici affetti da leucemia linfoblastica acuta e neuroblastoma. I trial inizieranno nel primo semestre del 2017. Inoltre, il Bambino Gesù produrrà, all'interno della sua officina farmaceutica, le cellule geneticamente modificate necessarie per le sperimentazioni europee, inclusi i linfociti T trasdotti con PRAME (Proteina Preferenzialmente Espressa nel Melanoma) e impiegabili in pazienti affetti da tumori dell'osso o leucemia mieloide acuta.

«L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è tra gli ospedali e centri di ricerca leader nel mondo nelle terapie geniche e cellulari e siamo entusiasti di poter lavorare con loro per sviluppare terapie con cellule T ingegnerizzate - spiega Tom Farrell, presidente e amministratore delegato di Bellicum Pharmaceutical – L'accordo è nato in seguito al successo della collaborazione clinica col Bambino Gesù per lo sviluppo di terapie mirate ad accelerare la ricostituzione immunologica dopo trapianto aploidentico attraverso l'infusione di linfociti  T del donatore trasdotti con CaspaCIDe (BPX-501) attualmente in fase di sviluppo clinico per i pazienti sottoposti a trapianto di aploidentico di cellule staminali ematopoietiche. L'Ospedale romano ha sviluppato diverse terapie cellulari innovative, comprese cellule CD19 CAR T che riteniamo saranno altamente efficaci e più maneggevoli grazie all'uso combinato col nostro gene suicida ("un'interruttore" per aumentare la sicurezza della terapia cellulare) validato clinicamente, CaspaCIDe».

«Abbiamo una relazione sinergica e fortemente consolidata con Bellicum e non vediamo l'ora di iniziare questa nuova collaborazione – commenta Mariella Enoc, presidente dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – La combinazione dell'innovativa tecnologia dell'interruttore di sicurezza messo a punto da Bellicum con la nostra esperienza nel campo delle terapie geniche e cellulari, nella capacità di condurre studi clinici e nella capacità di produzione secondo le norme GMP (Good Manufacturing Practice) vettori e cellule, rende questa partnership ideale per l'avanzamento rapido delle terapie cellulari avanzate di cui potrebbero beneficiare bambini e adulti affetti da patologie tumorali potenzialmente letali in tutto il mondo».

L'OSPEDALE PEDIATRICO BAMBINO GESU'

L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e rappresenta il punto di riferimento in Italia per la medicina pediatrica, garantendo assistenza sanitaria avanzata per i bambini, grazie anche all'intensa attività di ricerca traslazionale. L'Ospedale è riconosciuto come centro di riferimento per tutte le specialità mediche pediatriche, sia a livello nazionale, sia internazionalmente. I laboratori di ricerca sono collocati in una nuova struttura interamente dedicata alla ricerca di oltre 3000 metri quadrati. Il Bambino Gesù ha anche realizzato una nuova officina farmaceutica di 1200 metri quadrati dotata di 8 stanze asettiche per la manipolazione cellulare, comprese terapie geniche. Il Dipartimento di onco-ematologia pediatrica e medicina trasfusionale diretto dal professor Franco Locatelli è un punto di riferimento italiano per la ricerca e l'assistenza nel campo dell'ematologia e dell'oncologia pediatrica ed è accreditato come uno dei centri più qualificati a livello mondiale nel campo del trapianto pediatrico di cellule staminali emopoietiche e dell'immunoterapia adottiva per la prevenzione e il trattamento delle recidive tumorali. 

BELLICUM PHARMACEUTICAL

Bellicum è una società biofarmaceutica impegnata nella scoperta e nello sviluppo di approcci d'immunoterapia cellulare per i tumori e malattie ereditarie del sangue orfane. Bellicum sta utilizzando la sua piattaforma tecnologica di induzione chimica della dimerizzazione (CID) del gene suicida Caspasi-9 inducibile per progettare e controllare componenti specifiche del sistema immunitario. Bellicum sta sviluppando la prossima generazione di farmaci sperimentali in alcune delle più importanti aree di immunoterapia cellulare, compresi il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT), e terapie cellulari CAR T e TCR artificiali. Maggiori informazioni sulle attività di Bellicum sono disponibili all'indirizzo www.bellicum.com


Fonte
www.ospedalebambinogesu.it
URL http://www.ospedalebambinogesu.it/accordo-per-lo-sviluppo-di-nuove-terapie-anti-tumorali-con-cellule-geneticamente-ingegnerizzate

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Fonte www.osservatoriomalattierare.it  - Autore: Francesco Fuggetta

La Commissione Europea ha pubblicato i dati di 23 Stati Membri: nel nostro Paese solo 194 richieste nel 2015


BRUXELLES (BELGIO) – Scegliere di curarsi in un altro Stato dell'Unione Europea per poi farsi rimborsare in Italia la prestazione: una possibilità prevista dalle norme comunitarie, utile per accedere a cure non disponibili in patria, ma ancora poco utilizzata dai cittadini. Si parla infatti di poche decine di persone che ne hanno usufruito nel 2015 nel nostro Paese.

A delineare il quadro è un rapporto della Commissione Europea che raccoglie i dati provenienti da 23 paesi europei, presentato in occasione della conferenza “Verso una consapevolezza amplificata dei diritti UE per l'assistenza transfrontaliera” che si è svolta a Bruxelles. La direttiva 2011/24/EU, che regola le cosiddette cure transfrontaliere, è stata recepita in Italia il 5 aprile 2014. L'anno successivo la maggior parte degli Stati Membri dell'UE ha ricevuto meno di 100 richieste di autorizzazione preventiva. L'Italia è appena sopra la media: 194 richieste, di cui 73 accolte. La maggior parte, 37, riguardavano cure in Germania.

Numeri ancora più bassi in senso inverso: appena 5 stranieri rimborsati dopo aver chiesto di curarsi in Italia nel 2015. Il numero più alto di richieste preventive è stato in Lussemburgo, 334, il più basso in Ungheria e Malta, una domanda. Cifre basse quasi per tutti anche per le richieste di rimborso non preventive, vale a dire presentate solo dopo avere ricevuto una cura medica in un altro Paese UE. In Italia sono state appena 127. Con un'eccezione: Belgio e Danimarca hanno ricevuto oltre 30 mila richieste di rimborso. La maggior parte delle richieste hanno riguardato cure in Germania e Spagna.

All'origine di questi numeri, spiega il commissario europeo per la Salute, Vytenis Andriukaitis, c'è una bassa consapevolezza di questi strumenti da parte dei cittadini ma anche altri problemi, differenziati da Stato a Stato: dai rimborsi troppo bassi alla burocrazia, al mancato coordinamento tra i Paesi. “La Commissione Europea è impegnata per aiutare gli Stati in tal senso. In questo periodo difficile in cui l'euroscetticismo è in crescita, dobbiamo essere più vicini ai cittadini e questo strumento va in questa direzione: mostra cosa può fare la solidarietà per le persone”.

Il Commissario ha sottolineato l'importanza di questa legislazione per i diritti dei pazienti e ha chiesto un ulteriore lavoro per migliorare l'informazione e il coordinamento dei punti di contatto nazionali.

Andriukaitis ha inoltre evidenziato le reti europee di riferimento (ERN) come un eccellente esempio di come la cooperazione tra i sistemi sanitari possa aiutare i pazienti affetti da una malattia rara e complessa, offrendo agli operatori sanitari un migliore accesso alle conoscenze e alle competenze chiave. “Alcune condizioni mediche si verificano troppo di rado perché tutti i paesi possano investire in competenze per diagnosticarle e trattarle”, ha detto il Commissario. “Le ERN – la prima delle quali dovrebbe diventare operativa nel 2017 – sono in grado di superare questo problema, mettendo in comune le competenze di diversi paesi dell'Unione Europea”.

Qui sono disponibili i dati integrali del 2015 e ulteriori informazioni sull'assistenza sanitaria transfrontaliera.


Fonte osservatoriomalattierare.it
URL http://www.osservatoriomalattierare.it/attualita/11563-curarsi-all-estero-assistenza-transfrontaliera-in-italia-pochi-la-conoscono  

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Lorenzin, in livelli assistenza 118 nuove malattie rare

Uno 'zaino' per la vita normale di 600 malati rari, incontro ANSA-ISS-CNMR

 

 

ROMA - I livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero le cure e terapie garantite ai cittadini dal Servizio sanitario nazionale, "Sono stati finalmente aggiornati e sono stati inseriti 118 nuovi gruppi di malattie rare; un grande passo avanti che ha pure l'obiettivo di assicurare un'assistenza uniforme su tutto il territorio nazionale rispetto a queste patologie". Lo ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, intervenendo al convegno 'Lo zaino magico, 30 anni di missioni possibili - un approfondimento sulla vita normale di centinaia di malati che si nutrono attraverso un filo", promosso da Istituto superiore di Sanità e ANSA. "Con i nuovi Lea - ha sottolineato Lorenzin - abbiamo anche stabilito un nuovo metodo di aggiornamento con cadenza annuale. Ciò che va considerato - ha aggiunto - è che il paziente affetto da malattie rare non può essere solo, e per questo è importante mantenere alta l'attenzione su queste patologie, ed il caso della nutrizione parenterale attraverso lo 'Zaino magico' per 600 pazienti italiani è appunto un esempio importante". Su questo fronte, ha rilevato quindi il ministro, "dobbiamo continuare a promuovere un lavoro sinergico: da una parte spingere la ricerca scientifica e l'innovazione, temi per i quali mi sto battendo anche nella legge di stabilità, e dall'altra favorire ulteriormente il coinvolgimento delle istituzioni e del territorio per l'assistenza ai malati rari, eliminando le differenze di percorso tra le varie regioni". Quanto infine ai tempi per l'approvazione definitiva dei nuovi Lea, Lorenzin ha affermato di aver sollecitato la chiusura dell'iter legislativo in atto nei tempi più brevi possibile.

Ricciardi (Iss), troppe differenze regioni cura malattie rare
"Ci sono ancora troppe e forti differenze regionali rispetto all'assistenza e al trattamento delle malattie rare in Italia". Lo ha sottolineato il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Walter Ricciardi, intervenendo al convegno 'Lo zaino magico, 30 anni di missioni possibili - un approfondimento sulla vita normale di centinaia di malati che si nutrono attraverso un filo", promosso da Istituto superiore di Sanità e ANSA.
"Alcune regioni - ha affermato Ricciardi - hanno attivato centri di eccellenza e strutture diagnostiche specializzate, mentre altre non hanno in merito alcun punto di riferimento. Per le malattie rare, la situazione è a macchia di leopardo sul territorio, con forti disomogeneità". Oggi, ha proseguito, i pazienti con malattie rare "sono tantissimi e la sfida è dare loro delle risposte, ma spesso solo per avere una diagnosi certa sono necessari anni". Il punto, ha quindi rilevato il presidente dell'Iss, "è puntare ad avere una standardizzazione dei percorsi terapeutici, diagnostici e assistenziali su tutto il territorio nazionale, poiché non ci possono essere 21 percorsi diversi a seconda delle regioni. Come Iss ci stiamo impegnando per questo obiettivo". Le malattie rare, infatti, ha ricordato il direttore del Centro nazionale malattie rare Iss, Domenica Taruscio, "sono oltre 7000, molte delle quali colpiscono principalmente bambini e non hanno una terapia risolutiva". Negli anni, ha affermato Taruscio, "è stata costruita una rete per le patologie rare e ne è stato implementato il registro, ma è grazie soprattutto all'innovazione - ha concluso - che oggi si può garantire a molti malati rari una vita normale e la possibilità di svolgere anche un'attività lavorativa".

Intestino corto, patologia rara che affligge in Italia 600 persone
Attaccate alla vita con un filo le persone con intestino corto in Italia sono circa 600, di cui almeno un centinaio bambini. Per tutti l'insufficienza intestinale cronica benigna significa dover dipendere, spesso per tutta la vita, da un macchinario che eroga nutrienti direttamente in vena tramite un catetere. Una vera e propria terapia salvavita, introdotta in Italia 30 anni fa. Ma la rarità e la complessità della malattia, rendono necessaria un'assistenza continua e specializzata che negli anni ha fatto passi in avanti importanti per i pazienti e le loro famiglie, fino ad arrivare a garantire una vita "normale" soprattutto ai più piccoli, attraverso lo "zaino magico".
Il convegno si pone l'obiettivo di promuovere la conoscenza e la sensibilizzazione sul delicato tema di chi è affetto da insufficienza intestinale cronica benigna: una patologia cronica e rara che costringe ad alimentarsi artificialmente tramite la nutrizione parenterale per tutta la vita.
L'incontro, realizzato dall'ANSA in collaborazione con l'ISS e il Centro Nazionale Malattie Rare (CNMR), è l'occasione per avviare un confronto tra istituzioni, medici e pazienti sulla patologia, sui trattamenti, sugli importanti aspetti della sicurezza e qualità nell'erogazione e produzione delle terapie e, soprattutto, sulle necessità ancora non soddisfatte.
Volontà comune quella di aprire la strada verso il riconoscimento e inserimento dell'insufficienza intestinale cronica benigna (IICB) e della pratica clinica nei Livelli Essenziali d'Assistenza (LEA), con un conseguente miglioramento delle politiche di accesso alle terapie, che miri ad annullare le disomogeneità che oggi ancora esistono tra le regioni italiane. 

 

Lorenzin, autorevolezza scienza sia guida per social media
"Non possiamo far finta che i social media non ci siano, ma dobbiamo riuscire a governare tali strumenti con l'autorevolezza scientifica". Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin intervenendo al convegno 'Lo zaino magico, 30 anni di missioni possibili - un approfondimento sulla vita normale di centinaia di malati che si nutrono attraverso un filo".  "Media e medicina - ha sottolineato il ministro - devono sempre di più convivere ed approcciarsi. La falsa o cattiva comunicazione, infatti, può far propagare pericolosi falsi miti e terapie totalmente non scientifiche e che spesso vedono alla base solo un business". In un'epoca sempre più governata dalla Rete, ha aggiunto Lorenzin, "l'informazione ha bisogno di autorevolezza, di validità scientifica e anche di parlare un linguaggio comprensibile ai cittadini". Mettendo dunque in guardia dalle false credenze terapeutiche diffuse su Internet, il ministro ha sottolineato ad esempio l'opportunità che digitando sul motore di ricerca, i primi a comparire non fossero siti o blog non noti bensì siti istituzionali e accreditati. Riferendosi quindi alle malattie rare, Lorenzin ha rilevato come anche in questo settore a partire dalla vicenda Stamina, varie siano state negli anni le false terapie propagandate: "C'è quindi un grande lavoro da fare ed il ruolo dei media è fondamentale per spiegare alla gente cosa vuol dire metodo scientifico". Va però sottolineato, ha aggiunto, che "la buona sanità è la regola nel nostro Paese mentre le mele marce sono l'eccezione. Ma un aspetto che va sicuramente affrontato è quello della frammentazione territoriale a livello di assistenza; è infatti questo - ha detto - uno degli aspetti più critici".

 


Fonte ansa.it
URL
http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2016/11/03/uno-zaino-per-la-vita-normale-di-600-malati-rari_2d9cb3ec-9c1b-407b-b915-db70673fb7d5.html

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www.bjliguria.it 03 Nov, 2016 

farmaco-gaslini

Genova, dalla ricerca del Gaslini un nuovo farmaco contro la neutropenia (video)

 

Di Paola Pedemonte

 
La neutropenia è una rara malattia del sangue che può portare alla leucemia

Un nuovo farmaco contro la neutropenia, una rara malattia del sangue che può portare alla leucemia. È stato validato dagli ematologi dell‘istituto Gaslini di Genova: lo studio, durato dieci anni, è stato pubblicato addirittura su Blood, rivista statunitense, la più autorevole nell’ambito delle malattie ematologiche.

La neutropenia cronica severa è una malattia rara, con un’incidenza di uno su un milione (tra i 50 e i 60 i casi in Italia), ed è caratterizzata da bassi valori di neutrofili, globuli bianchi che difendono dalle infezioni batteriche. La nuova terapia, oltre a fornire risultati clinici più soddisfacenti, migliora la qualità della vita dei piccoli pazienti, poiché consente di passare da iniezioni quotidiane a settimanali: «Dal 1991 esiste un farmaco che iniettato ogni giorno ha sovvertito la prognosi dei bambini affetti da neutropenia, che oggi nel 90% dei casi hanno un’aspettativa di vita normale – commenta Carlo Dufour, direttore dell’Uoc Ematologia del Gaslini – La necessità di somministrazioni giornaliere può però rappresentare un ostacolo per il raggiungimento di una protezione ottimale dalla neutropenia: lo schema e la via di somministrazione di un farmaco ha solitamente un impatto non indifferente sulla compliance, specie nei pazienti più giovani». Da qui la ricerca: «Abbiamo creato una molecola più grande, che potesse essere più efficace e a lunga azione – spiega Francesca Fioredda, dirigente medico dell’Uoc Ematologia e responsabile dello studio – in questo modo il farmaco viene somministrato ogni 7-9 giorni, migliorando la qualità della vita dei pazienti: meno ansia dell’ago, meno dolore, riduzione degli effetti collaterali, quali i dolori muscolari. Finora abbiamo somministrato la cura a cinque pazienti, anche molto piccoli, e siamo molto soddisfatti dei risultati».

Ne dà conferma Michela Olcese, mamma di Valentina, alla quale è stato somministrato il nuovo farmaco: «Abbiamo scoperto la malattia a un anno, a causa di otiti ricorrenti – spiega – l’emocromo ha mostrato il basso numero di neutrofili e da lì la diagnosi. Dopo un periodo di iniezioni giornaliere, nel 2007 abbiamo iniziato con la nuova puntura settimanale: è un’altra vita».

Nel caso della piccola Valentina si è trattato di otite, ma la neutropenia può portare anche ad altre malattie, in alcuni casi molto gravi e mortali, come la polmonite o la setticemia. La patologia si può anche convertire in leucemia.

La validazione di un farmaco è un processo molto oneroso, complesso e articolato, che richiede un importante impegno di risorse umane e materiali: «Lo studio che ha prodotto questa validazione è un prodotto Gaslini al 100% – ricorda Dufour – dalla diagnosi molecolare ai pazienti, alla strutturazione e conduzione dello studio alla gestione psicologica dei pazienti stessi. Uno sforzo collettivo che ha coinvolto moltissimi soggetti».

«Siamo orgogliosi di poter affermare ancora una volta che l’istituto Gaslini è in grado di offrire risposte complete di presa in carico dei suoi piccoli pazienti – commenta il direttore generale dell’istituto, Paolo Petralia – Accoglienza, diagnosi molecolare, terapia innovativa, supporto psicosociale, infermieristico e di laboratorio. Tutto questo anche grazie a una ricerca che migliora al letto del malato la compliance insieme all’efficienza della cura».


https://www.youtube.com/watch?v=rFTjc2JVeZc 


Fonte www.bjliguria.it
URL http://www.bjliguria.it/2016/11/genova-dalla-ricerca-del-gaslini-un-farmaco-la-neutropenia-video/

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Fonte Le Scienze 31-10-2016

Riparare il cervello col trapianto di neuroni


Neuroni embrionali di topo impiantati in cervelli di animali adulti danneggiati sono in grado di svilupparsi in cellule anatomicamente e funzionalmente indistinguibili dalle cellule rimpiazzate. E' questo il risultato di un nuovo studio che lascia sperare per la sperimentazione di trattamenti su pazienti colpiti da ictus o da una malattia degenerativa


Neuroni embrionali trapiantati in cervelli di topi adulti possono aiutare a ricostruire circuiti cerebrali danneggiati e a recuperare la funzionalità neuronale. È questo il risultato illustrato in un articolo pubblicato sulla rivista “Nature” da Mark Hübener del Max-Planck-Institut per la Neurobiologia a Martinsried, in Germania, e colleghi di diversi istituti di ricerca tedeschi.

Il cervello è un organo dotato di funzionalità straordinarie, ma ha una capacità di autoriparazione molto limitata. Per questo motivo, molti laboratori di neuroscienze hanno avviato ricerche nel campo dei trapianti neurali, per  verificare se è possibile riparare con un impianto di cellule i tessuti cerebrali danneggiati, per esempio a causa di un ictus ischemico o emorragico, o di una malattia degenerativa come il Parkinson.

Riparare il cervello col trapianto di neuroni
Microscansione cerebrale che illustra i risultati dello studio: i neuroni embrionali (in rosso) si collegano ai neurono naturali (in nero) (Credit: Sofia Grade)

Finora sono stati ottenuti risultati incoraggianti proprio nella malattia di Parkinson grazie all'impianto di cellule embrionali prelevate dal mesencefalo, la seconda delle tre vescicole in cui si differenzia il tubo neurale nelle prime fasi di sviluppo del sistema nervoso, e impiantate nella regione cerebrale dello striato.

L'analisi dei tessuti ha mostrato in questi casi che i neuroni trapiantati sviluppano proiezioni sinaptiche per collegarsi con altri neuroni. Ma si sa molto poco degli input che i neuroni impiantati ricevono dai neuroni naturali. Inoltre, non è ancora chiaro quanto le nuove cellule debbano essere simili a quelle da sostituire.

Magdalena Götz, Mark Hübener e colleghi hanno utilizzato sofisticate tecniche di imaging cerebrale per seguire in alcuni topi adulti lo sviluppo di neuroni embrionali trapiantati in una porzione danneggiata della corteccia visiva – la regione cerebrale che elabora le informazioni che provengono dagli occhi.

Le cellule trapiantate hanno subito iniziato a sviluppare proiezioni e nell'arco di quattro settimane sono risultate molto simili alle cellule neuronali adulte del resto della corteccia visiva. Dopo 2-3 mesi, i neuroni trapiantati erano pienamente integrati, con proprietà anatomiche e funzionali indistinguibili dalle quelle delle cellule corticali mancanti. Un aspetto particolarmente importante è che le cellule trapiantate hanno stabilito connessioni con le cellule ospiti, ed erano in grado di ricevere segnali elettrici da altre parti del cervello, rispondendo agli stimoli visivi.

I risultati appaiono estremamente interessanti poiché la riparazione avviene in cervelli di adulti che non possono incorporare nuovi neuroni. Questa scoperta indica che anche nel cervello adulto sono ancora presenti dei meccanismi biomolecolari in grado di guidare il corretto sviluppo di nuovi neuroni che possono essere riattivati dopo un danno tissutale. Complessivamente, i risultati dimostrano che i neuroni embrionali trapiantati possono raggiungere un elevato livello di funzionalità, promettente per le future sperimentazioni sugli esseri umani.


Fonte Le Scienze
URL http://www.lescienze.it/news/2016/10/31/news/riparazione_cervello_neuroni_embrionali_trapiantati-3291939/