Notizie su Malattie Rare e Salute

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Sanità digitale: l’Italia spende 1,27 miliardi ma gli investimenti calano

La ricerca dell'Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano evidenzia una minore spesa nel 2016 sulla digitalizzazione dell'healthcare. Tra i servizi digitali più utilizzati dai cittadini, l’accesso alle informazioni sulle strutture sanitarie (32%), seguito dalla prenotazione online di esami e di visite (22%)

In Italia la spesa pubblica per digitalizzare la sanità è di 1,27 miliardi di euro. L’investimento, relativo al 2016 e pari all’1,1% della spesa sanitaria complessiva (21 euro per abitante), è leggermente inferiore rispetto al 2015, quando per innovare l’healthcare attraverso il digitale erano stati spesi 1,34 miliardi. Il numero emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, presentata il 4 maggio a Milano durante il convegno “La Sanità alla rincorsa del cittadino digitale”.

I risultati evidenziano che 870 milioni di euro sono stati spesi dalle strutture sanitarie (-6%), 310 milioni direttamente dalle Regioni (-3%), 72 milioni dagli oltre 47 mila medici di medicina generale (1.538 euro per medico, con un aumento del 3% rispetto al 2015) e 16,6 milioni direttamente dal ministero della Salute (-8%).

Tra i riscontri positivi messi in luce dallo studio c’è la continuazione del percorso di digitalizzazione di base delle aziende sanitarie, con la cartella clinica elettronica che rappresenta l’ambito di investimento più significativo: 65 milioni di euro nel 2016 (in leggero incremento rispetto a quanto rilevato sul 2015, pari a 64 milioni). Quanto ai servizi digitali offerti ai cittadini, nel 2016 sono stati investiti 14 milioni: l’80% delle strutture offre già – direttamente o tramite soluzioni regionali – il download dei referti via web, il 61% prenotazione delle prestazioni via internet. Dalle Regioni arrivano segnali incoraggianti sui piani di sviluppo del fascicolo sanitario elettronico e sulle riforme sanitarie.

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Fonte repubblica.it/salute

Un gene aumenta il rischio di sclerosi multipla e lupus

La scoperta, firmata anche da ricercatori dell'Università di Sassari e del Cnr, pubblicata sul prestigioso New England Journal of Medicine: "Ci aiuterà a identificare i bersagli verso cui indirizzare le nuove terapie"

 
Un gene aumenta il rischio di sclerosi multipla e lupus ALL'ORIGINE del rischio di sviluppare sclerosi multipla (Sm) e lupus eritematoso sistemico, malattie autoimmuni a carico rispettivamente della mielina del sistema nervoso centrale e di pelle, reni e altri organi, vi sarebbe anche una particolare forma di Tnfsf13B, un gene che presiede alla sintesi di una proteina con importanti funzioni immunologiche: la citochina Baff. A rivelarlo, sul New England Journal of Medicine, uno studio di un gruppo internazionale di ricercatori cofinanziato dalla Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism) e coordinato da Francesco Cucca, direttore dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Irgb-Cnr) e professore di genetica medica dell'Università di Sassari.

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Un antiepilettico causa di 4mila "gravi difetti alla nascita" riscontrati in Francia

Mercoledi 26 Aprile 2017  Danilo Magliano

L'antipilettico valproato sarebbe responsabile di "gravi malformazioni " riscontrate in un numero di bambini compreso fra 2.150 e 4.100. Questo dato si riferisce alla Francia, Paese in cui il farmaco è stato commercializzato per la prima volta nel 1967. Lo indica uno studio preliminare condotto dalle autorità sanitarie francesi i cui risultati sono appena stati resi noti e che conferma quanto già evidenziato in letteratura per l'effetto teratogeno del farmaco.

L’antipilettico valproato sarebbe responsabile di "gravi malformazioni " riscontrate in un numero di bambini compreso fra  2.150 e  4.100. Questo dato si riferisce alla Francia, Paese in cui il farmaco è stato commercializzato per la prima volta nel 1967. Lo indica uno studio preliminare condotto dalle autorità sanitarie francesi i cui risultati sono appena stati resi noti e che conferma quanto già evidenziato in letteratura per l’effetto teratogeno del farmaco.

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Fonte pensiero.it

L’utilità di un secondo parere

Quando una diagnosi è incerta, un secondo parere può fare la differenza.

Molti pazienti si rivolgono agli ospedali della Mayo Clinic per un secondo parere o per una conferma diagnostica prima di iniziare un trattamento per una condizione complessa. Da uno studio da poco pubblicato sul Journal of Evaluation in Clinical Practice emerge che in un quinto dei casi la diagnosi finale era completamente diversa da quella iniziale.

Lo studio

È stata condotta una analisi retrospettiva su 286 soggetti, inviati dall’assistenza di base, che si erano rivolti alla Mayo Clinic di Rochester (Minnesota) nell’arco di due anni (2009-2010) per un secondo parere.

Nel 12% dei casi (36/286), le diagnosi finale confermavano quelle iniziale; nel 66% (188/286) erano più accurate e nel 21% (62/286) le diagnosi finali erano diverse in modo significativo da quelle iniziali. Il punto di forza di questo studio è che le diagnosi formulate presso la Mayo Clinic partivano da un incontro con un medico inernista che raccoglieva ulteriori informazioni dal/dalla paziente dall’anamnesi e dall’esame obiettivo, mentre in altre ricerche sono state esaminate le cartelle cliniche o altre fonti.

Naturalmente questo non siginifica che, in generale, in un caso su cinque si parte da una diagnosi sbagliata. Il campione esaminato dalla Mayo Clinic infatti raccoglie persone che si sono rivolte a una struttura molto prestigiosa alla ricerca di un secondo parere.

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Fonte chiesigroup.com

Glybera in Europa

Data: 20/04/2017

Parma, 20 Aprile, 2017 Chiesi Farmaceutici Spa (“Chiesi”) prende atto della decisione di uniQure biopharma B.V (uniQure), di ritirare la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione all’immissione al commercio di Glybera (alipogene triparvovec), per cui Chiesi detiene i diritti di commercializzazione per Europa ed altri paesi. Tale decisione, presa unilateralmente da uniQure, non è dovuta a ragioni legate alla qualità, la sicurezza, e\o efficacia del prodotto, ma è associata a motivazioni puramente economiche.

In questa specifica circostanza, Chiesi desidera sottolineare il suo impegno verso i pazienti e renderà disponibile il trattamento a coloro che sono stati identificati idonei fino alla scadenza dell’attuale Autorizzazione all’immissione in Commercio, ovvero il 25 Ottobre 2017, e fino a disponibilità del prodotto. Secondo i termini del contratto vigente tra uniQure e Chiesi, uniQure continuerà a rendere disponibile il prodotto a Chiesi per somministrare Glybera a prezzo nominale ai pazienti che risultino idonei al trattamento prima del 25 ottobre 2017.

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