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  1. ansa.it

    Covid, gli effetti sul cervello, 300 studi mettono in allarme

    Il neurochirurgo Maira, "dalla perdita di memoria agli ictus e in rari casi attacchi epilettici"

    Redazione ANSA ROMA 22 gennaio 2021 10:38 
    Covid e cervello, 300 studi mettono in allarme © Ansa

       Il cervello può essere bersaglio della malattia Covid-19. A dimostrarlo sono circa 300 studi scientifici che riportano sintomi neurologici collegati all'infezione da Sars Cov-2, che vanno dalla cefalea e la mancanza di olfatto a perdite di memoria fino a ictus, micro ischemie e in rari casi attacchi epilettici. A fare il punto è Giulio Maira, neurochirurgo di fama mondiale e già ordinario di Neurochirurgia all'Università Cattolica, che mette in guardia i colleghi: "E' importante non sottovalutare questo aspetto".

        Il Covid-19 è una patologia primariamente respiratoria ma aggredisce anche altri organi, tra cui il sistema nervoso. "Le pubblicazioni su questo sono sempre più frequenti e fino ad oggi se ne contano su Pubmed già 302. Tra i primi a dimostrarlo un team di medici giapponesi che avevano individuato edemi nel cervello di pazienti gravi, per via dell'infiammazione seguita ala risposta immunitaria al Sars-Cov-2", precisa Alessandra Serraino, neurochirurga del team del professor Maira.
        D'altronde, che il Covid-19 abbia un impatto neurologico era immaginabile anche solo guardando gli studi su altri coronavirus. La Sars, ad esempio, riporta un articolo pubblicato su Nature online, ha mostrato di essere in grado di attaccare il cervello nello 0,04% dei casi e la Mers nello 0,2%. Percentuali apparentemente basse ma che, considerando l'elevatissimo numero di contagi da Sars-Cov-2, sarebbero molto rilevanti. E i dati, a tal proposito, si stanno moltiplicando.
        Le evidenze scientifiche, precisa Maira, "mostrano che il Covid ha un effetto significativo sul sistema nervoso: a partire da uno dei sintomi più comuni, la perdita dell'olfatto che interessa circa l'80% dei pazienti ed è collegata a un'infiammazione del nervo olfattivo. Molto frequente è anche il mal di testa, riportato da circa il 15%, ma anche i disturbi della memoria interessano una quota non irrilevante di pazienti e permangono per un certo lasso di tempo anche dopo la negativizzazione al tampone". Fino ad arrivare agli effetti più gravi, come i disturbi cerebrovascolari e gli ictus ischemici "che interessano il 2,8% dei pazienti dei ricoverati in terapia intensiva, e sono dovuti a una eccessiva infiammazione e conseguente ipercoagulazione del sangue indotta dall'infiammazione. In altri casi invece possono verificarsi emorragie cerebrali secondarie all'infezione e collegate all'aumento dell'ipertensione, causata da una disfunzione dei recettori ace2. E ancora, vi sono casi, anche se meno frequenti, di disturbi del sistema nervoso periferico causati da una demielinizzazione dei neuroni, simile a quella che si verifica con la sclerosi multipla". In letteratura sono citate persino "forme di epilessia in persone che non ne avevano mai sofferto e perdita della memoria collegata a microischemie nella zona dell'ippocampo". In Inghilterra, uno studio su 125 persone con Covid e sintomi neurologici, ha evidenziato anche casi di stato di confusione e una decina di casi psicosi, soprattutto in persone già psicologicamente fragili. Il problema principale è individuare il meccanismo d'azione di questo attacco. "Una delle ipotesi consistenti - prosegue l'esperto - è che i sintomi neurologici siano una risposta secondaria, non dovuta all'ingresso del virus nel cervello, ma alle conseguenze dello stato infiammatorio causato dall'infezione". Questi sintomi non sappiamo quanto durino, "ma sono stati descritti anche a distanza di tempo dalla scomparsa del virus dall'organismo. Una risonanza magnetica cerebrale - conclude Maira - permette di capire la situazione e i farmaci da assumere. L'invito ai medici è a porre molta attenzione a questi sintomi". 


    Fonte:
    URL: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2021/01/20/gli-effetti-del-covid-sul-cervello-300-studi-mettono-in-allarme_c94532c5-551f-4457-9c63-0fc1a71edb14.html

  2. ansa.it

    Famiglie Sma, terapia genica anche a bimbi con più di 6 mesi

    Appello a Aifa per estendere criteri. Finora solo per 3 pazienti

    Redazione ANSA ROMA 21 gennaio 2021 18:26
     © ANSA

    (ANSA) - ROMA, 21 GEN - Ampliare i criteri per l'accesso alla terapia genica per l'atrofia muscolare spinale (Sma), ad oggi negata ai bimbi che hanno più di 6 mesi di vita. A chiederlo, rivolgendo un appello all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), è l'associazione dei pazienti Famiglie Sma. La terapia, conosciuta con il nome di Zolgensma è al momento accessibile in Italia per i bambini con Sma 1 (la forma più grave della malattia) fino a 6 mesi e ad oggi sono solo tre i bambini che hanno potuto riceverla, e tra questi la piccola Sofia. L'associazione chiede all'agenzia regolatoria di estenderne l'accesso per evitare discriminazioni.

        "A differenza delle due terapie esistenti per la Sma, Zolgensma interviene direttamente sul difetto genetico con un'unica somministrazione - ricorda l'associazione - quindi è effettuata una sola volta nella vita. In base agli studi clinici a disposizione, un trattamento precoce consente di ottenere nei bambini tappe di sviluppo motorie che si avvicinano a quelle dei coetanei sani, come il controllo della testa e la capacità di sedersi senza supporto, senza il bisogno di ricorrere a ventilatori".
        Negli Usa e Germania la terapia ha ottenuto il via libera per bambini con peso fino a 21 chili. In Francia, Portogallo e Grecia sono stati approvati programmi di accesso anticipato sempre fino ai 21 chili. In Italia, l'Aifa, in attesa di autorizzarne l'uso, dal 17 novembre 2020 approvato un accesso anticipato, a totale carico del Servizio sanitario nazionale, per i pazienti fino ai 6 mesi. Pur ribadendo che Zolgensma non è una cura e che esistono altre due terapie efficaci, Famiglie Sma chiede ad Aifa di estendere i criteri di inclusione in linea con gli altri paesi in Europa. "Il nostro impegno è da sempre quello di garantire a ognuno le stesse opportunità. Non possiamo ignorare che oggi un bambino con una diagnosi non tempestiva, oltre i 6 mesi, sarebbe ingiustamente escluso da un'importante opportunità", afferma Anita Pallara, presidente di Famiglie Sma.
        (ANSA).


    Fonte: ansa.it
    URL: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2021/01/21/famiglie-sma-terapia-genica-anche-a-bimbi-con-piu-di-6-mesi_702cb9da-4395-4a0f-942e-e7d14d0f9323.html

  3. ansa.it

    A Genova scoperta terapia per sclerosi multipla

    Studio del S. Martino. Focus su trapianto autologo di staminali

    Redazione ANSA GENOVA  
     © EPA

     Lo studio del Prof. Gianluigi Mancardi e del Dott. Giacomo Boffa, ha coinvolto 20 centri italiani. Sono stati studiati tutti i pazienti con sclerosi multipla aggressiva che hanno subito un trapianto in Italia dal 1998 al 2019 che sono stati seguiti per un follow up medio di circa 6 anni. "I dati dimostrano che oltre il 60% dei pazienti non ha un aggravamento della disabilità dopo 10 anni dal trapianto e in molti casi si osserva anche un miglioramento del quadro neurologico duraturo nel tempo", spiega l'Ospedale San Martino in una nota. "I risultati ottenuti sono di fondamentale importanza nel contesto attuale della malattia", spiega Boffa.


        Il Professor Mancardi, uno dei pionieri del trapianto autologo di cellule staminali in persone affette da Sclerosi multipla, ha visto così cambiare negli anni la procedura: "All'inizio ci si rivolgeva a soggetti con una malattia in fase avanzata che si rispecchiava in una grave disabilità. Ora invece il target è composto da pazienti che non rispondono alle terapie, anticipando il trapianto autologo nel tempo: nel momento in cui ci si accorge che la persona non risponde alle terapie tradizionali, il trapianto autologo è una delle opzioni più importanti". (ANSA).


    Fonte: ansa.it
    URL:

    Long-Term Clinical Outcomes of Hematopoietic Stem Cell Transplantation in Multiple Sclerosis
    https://n.neurology.org/content/early/2021/01/20/WNL.0000000000011461

     


  4. askanews.it

    Gemelli Centro certificato per terapia genica rara distrofia retinica

    La prima ad essere approvata in Italia per questa patologia

    Mercoledì 20 gennaio 2021 - 15:23
    Gemelli Centro certificato per terapia genica rara distrofia retinica

     Roma, 20 gen. (askanews) – La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha ottenuto la certificazione per la somministrazione di una terapia genica una tantum di Novartis, l’unica a essere approvata per il trattamento di una particolare forma di distrofia retinica ereditaria (legata a mutazioni genetiche di entrambe gli alleli del gene RPE65) fino a oggi non trattabile. Il via libera di AIFA alla rimborsabilità, che arriva dopo una lunga sperimentazione, dà una speranza a pazienti, bambini e giovani adulti, che fino a oggi sarebbero andati incontro a una perdita quasi totale della vista sin dalla tenera età.

     Roma e il Lazio sono quindi al centro di una vera e propria rivoluzione: l’applicazione di una terapia innovativa ed efficacie su una malattia rara. “Grazie alla terapia genica si realizza, infatti, il sogno di modificare il decorso della malattia migliorando il funzionamento delle cellule che ne sono responsabili, poiché il cuore di questo nuovo campo di ricerca è dato dalla correzione dei geni alterati che scatenano la malattia stessa – ha dichiarato Stanislao Rizzo, Professore Ordinario di Oftalmologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’UOC di Oculistica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – . Finora non avevamo terapie per il trattamento delle distrofie retiniche ereditarie ma, grazie ai passi avanti ottenuti dalla ricerca, oggi abbiamo finalmente un’arma efficace. E’ un vero cambio di paradigma e siamo orgogliosi di esserne parte”.

     Il processo di somministrazione della terapia genica è estremamente complesso e coinvolge un’equipe altamente specializzata e adeguatamente formata composta da clinici, medici, chirurghi, farmacisti ospedalieri, infermieri e tecnici che collaborano in sinergia durante l’intervento.


    Fonte: askanews.it
    URL: https://www.askanews.it/cronaca/2021/01/20/gemelli-centro-certificato-per-terapia-genica-rara-distrofia-retinica-pn_20210120_00170/

  5. askanews.it

    Covid, pandemia causa stop a 400 trapianti. Ma sistema tiene

    Il report del Centro Nazionale Trapianti: Italia torna a dati 5 anni fa

    Mercoledì 20 gennaio 2021 - 10:00
    Covid, pandemia causa stop a 400 trapianti. Ma sistema tiene

     Roma, 20 gen. (askanews) – Una frenata brusca ma contenuta: è questo il bilancio finale fotografato dal report 2020 del Centro nazionale trapianti, presentato oggi, che mette in fila le cifre dell’attività di donazione e trapianto di organi, tessuti e cellule nell’anno della pandemia. Come ampiamente atteso, al conto dei danni del coronavirus vanno aggiunti anche quasi 400 trapianti in meno (in calo del 10% rispetto al 2019), ma i dati complessivi dimostrano una sostanziale tenuta della rete trapiantologica davanti all’onda d’urto dell’emergenza sanitaria.

    A pesare, inevitabilmente, sottolinea il rapporto, è stata la saturazione delle terapie intensive, che sono la trincea della lotta al Covid ma anche il luogo in cui avvengono le donazioni di organi e tessuti necessarie ai trapianti. Nel 2020 le segnalazioni di potenziali donatori in rianimazione sono calate dell’11,5% rispetto al 2019 e questo ha portato a una diminuzione del 10,4% dei prelievi di organo da donatori deceduti (1.236 contro i 1.379 dell’anno precedente). A questo dato si aggiunge una diminuzione più consistente delle donazioni da vivente (294, -19.2%): trattandosi di un’attività chirurgica programmabile, questa tipologia di trapianto ha scontato un rallentamento maggiore. Il risultato finale è un tasso di 20,5 donatori per milione di abitanti, che riporta l’Italia indietro di cinque anni: era dal 2016 che questo indicatore era stabilmente sopra quota 21 (l’anno scorso 22,8).

    La Toscana si conferma la regione con il più alto tasso di donazione (42,6 donatori per milione di abitanti), ma è anche tra quelle che hanno subito il maggiore rallentamento, mentre va segnalata, in controtendenza, la crescita di due regioni: il Piemonte, passato da 30,4 a 32,8 donatori per milione, e la Sicilia che, pur con un tasso molto basso (9,2), è l’unica realtà meridionale ad aver migliorato la propria situazione nel 2020.

    Nell’anno appena concluso, a scendere è stato anche il tasso di opposizione al prelievo rilevato nelle rianimazioni, passato dal 31,1% del 2019 al 30,2% del 2020. Il risultato migliore è ancora una volta quello dell’Emilia Romagna, dove l’opposizione è solo al 22,5%, mentre, pur rimanendo critica la situazione in tutte le regioni del Sud, sono notevoli i passi avanti registrati dalla Campania, che migliora di oltre 7 punti percentuali (41,3% di opposizioni contro il 48,8% dell’anno precedente) e dalla Sicilia, che nel 2020 scende al 45,2% dal 49,6% del 2019.

    Il calo delle donazioni si è tradotto in una speculare riduzione dei trapianti. Sono stati 3.441 gli interventi effettuati nel 2020, 373 in meno rispetto al 2019 (-9,8%). Di questi, 3.146 sono stati realizzati grazie agli organi di donatori deceduti (-303, ovvero -8,8% rispetto a un anno fa). Nel dettaglio, i trapianti di rene sono stati 1.907 (-10,8%), quelli di fegato 1.201 (-7,8%), mentre i trapianti di polmone sono quelli che hanno avuto il calo percentuale più consistente (116, -24,5%); stabili i trapianti di cuore (239, -2,4%) e quelli di pancreas (42, stesso numero dell’anno precedente). La regione che ha effettuato più interventi è la Lombardia (652) seguita da Veneto (557), Piemonte (444) ed Emilia Romagna (391): un risultato significativo dato che i sistemi sanitari di queste realtà sono stati colpiti dall’emergenza fin dalla prima ondata. Al conto va aggiunto il primo trapianto italiano di utero, realizzato con successo a Catania nell’agosto scorso. Si è trattato di uno dei molti successi che hanno segnato il 2020 della trapiantologia italiana, insieme al primo trapianto di polmoni su un paziente Covid effettuato in Europa (a maggio al Policlinico di Milano) e ai primi trapianti al mondo di fegato da donatori a pazienti positivi al coronavirus, avviati grazie a un protocollo varato dal Cnt a dicembre e già arrivati a quota 8. Ma l’emergenza sanitaria non ha fermato l’attività di prelievo e trapianto di cellule staminali emopoietiche: il risultato è stato il più alto numero di trapianti di midollo da donatore non consanguineo mai realizzato nel nostro Paese, ben 875 (+1,9%) e di donazioni effettuate, 288 (+1,4%). È l’immissione dei nuovi donatori, invece, a pagare il blocco delle attività sociali che ha impedito gli eventi di reclutamento nelle piazze: i nuovi iscritti al Registro IBMDR nel 2020 sono stati solo 20.960, oltre la metà in meno di quelli del 2019. A risentire più pesantemente degli effetti della pandemia è stata l’attività riguardante i tessuti umani: le donazioni sono calate del 31% e i trapianti del 22,5% (4mila in meno rispetto all’anno scorso), una diminuzione che ha colpito tutti gli ambiti di intervento, in particolare la cornea (prelievi -29,2%, trapianti -42,2%) e l’osso (prelievi -41,7%, mentre i trapianti sono rimasti stabili).


    Fonte: askanews.it
    URL: https://www.askanews.it/cronaca/2021/01/20/covid-pandemia-causa-stop-a-400-trapianti-ma-sistema-tiene-pn_20210120_00025/