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organoidi


  • ansa.it

    Primi embrioni umani 'sintetici' da cellule modificate

    Per studiare i problemi della fertilità e dello sviluppo

    Elisa Buson 17 marzo 2021 17:41
    I simil-embrioni, con diverse colorazioni cellulari (fonte: Monash University) © Ansa

    Ottenuti simil-embrioni umani generati in laboratorio non da ovuli e spermatozoi ma da cellule staminali o della pelle riprogrammate: sono chiamati blastoidi, perché ricapitolano lo sviluppo dell'embrione allo stadio iniziale (di blastocisti) e, sebbene non siano completamente identici a quelli naturali, potranno diventare laboratori viventi per studiare i problemi di fertilità e delle prime fasi dello sviluppo umano, alla ricerca di nuove terapie. Il risultato è pubblicato su Nature in due studi indipendent,i coordinati da Monash University di Melbourne e Southwestern Medical Center dell'Università del Texas.


  • cnr.it
     
    COMUNICATO STAMPA

    22/01/2021

    Lo studio su questi Organoidi embrionali si spera possa ridurre e in parte sostituire la sperimentazione animale. Un team di ricercatori del Cnr-Igb di Napoli ha utilizzato queste strutture multicellulari tridimensionali per studiare in vitro il potenziale di sviluppo di diversi tipi di cellule staminali. La scoperta è pubblicata su Stem Cell ReportsGastruloid Development Competence Discriminates Different States of Pluripotency

    Un team di ricercatori Istituto di genetica e biofisica "Adriano Buzzati Traverso" del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Igb) ha utilizzato strutture multicellulari, tridimensionali (organoidi) per studiare “in vitro” il potenziale di sviluppo di diversi tipi di cellule staminali. Con questa scoperta, pubblicata su Stem Cell Reports, rivista ufficiale della International Society for Stem Cell Research (ISSCR) pubblicata da Cell Press, il team napoletano si posiziona tra i primi in Italia nell’utilizzo di Gastruloidi, organoidi embrionali in grado di mimare le fasi più precoci dello sviluppo embrionale.


  • ansa.it

    Intestino in miniatura, si forma e funziona come quello vero

    Grazie a un'innovativa tecnica di produzione degli organoidi

    Redazione ANSA 17 settembre 202010:36
    Il mini-intestino su chip, con le staminali evidenziate in rosa (fonte: M. Nikolaev, Lutolf Lab, EPFL) © Ansa

     Riprodotto su chip un intestino in miniatura che si sviluppa e funziona come quello vero: è stato realizzato grazie a una nuova tecnica di bioingegneria che permette di 'guidare' le cellule staminali in modo che formino un organoide quanto più simile all'organo naturale. Il risultato è pubblicato su Nature dai ricercatori del Politecnico federale di Losanna e permetterà di generare modelli di laboratorio sempre più realistici con cui studiare le malattie e testare nuove cure.

  • aboutpharma.com

    Medicina scienza e ricerca

    Tumori rari, Airc rinnova partnership europea per la ricerca

    In occasione del Rare disease day, la Fondazione rilancia la collaborazione con Cancer Research UK e Asociación Española Contra el Cáncer per il bando Accelerator Award. Per quest’anno assegnati 32 milioni a 7 progetti, tra cui uno dell’Int Milano

    di Redazione Aboutpharma Online 28 Febbraio 2020
    tumori rari

    Celebrare la Giornata mondiale delle malattie rare (29 febbraio) con oltre 32 milioni di euro per sette progetti sui tumori e rilanciando una partnership europea per la ricerca. È la scelta della Fondazione Airc, che in una nota annuncia di aver rinnovato la collaborazione con Cancer Research Uk, e  Asociación Española Contra el Cáncer (Aecc) per il bando Accelerator Award (candidature a partire dal 2 marzo). Nel frattempo, Airc presenta i progetti premiati con l’ultime edizione, tra cui uno dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano.


  • ansa.it

    I primi mini cervelli che simulano i tumori dei bambini

    Ottenuti in Italia per studiarli e scoprire nuove terapie

    Monica Nardone 29 gennaio 2020 14:18
    Centinaia di organoidi del cervello permetteranno di studiare il meccanismo che scatena i puù comuni tumoti cerebrali dei bambini (fonte: AlessioCoser, Università di Trento) © Ansa

     Hanno la forma di sfere irregolari e le dimensioni di una piccola arachide, i primi cervelli in miniatura ottenuti in laboratorio per simulare i tumori cerebrali dei bambini e mettere a punto nuove terapie. Pubblicato sulla rivista Nature Communications, il risultato è stato ottenuto in Italia, sotto la guida di Luca Tiberi, dell'università di Trento e il sostegno di fondazione Armenise-Harvard, Associazione per la ricerca sul cancro (Airc) e Fondazione Caritro.

  • askanews.it

    Ricerca, rigenerazione dei tessuti: un gel apre nuove frontiere

    Unipd: passo avanti verso utilizzo clinico di organoidi

    Giovedì 12 dicembre 2019 - 13:18
    Ricerca, rigenerazione dei tessuti: un gel apre nuove frontiere

     Roma, 12 dic. (askanews) – Un gruppo di ricerca internazionale ha sviluppato un nuovo gel in grado di far crescere un tessuto umano sotto forma di organoidi con una tecnica compatibile per trattamenti sull’uomo. A guidare lo studio, pubblicato su “Nature Communications”, il Prof. Nicola Elvassore dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) e dell’Università di Padova e il Prof. Paolo De Coppi del Great Ormond Street Institute of Child Health dell’University College di Londra (UCL GOS ICH).


  • ansa.it

    Mini-cervelli prodotti in serie

    Svolta nelle neuroscienze grazie a ricercatrici italiane in Usa

    Redazione ANSA 06 giugno 2019  18:06
       Dopo un mese di coltura, l'organoide contiene ammassi di cellule che diventeranno neuroni (fonte: laboratorio di Paola Arlotta, Harvard University) © Ansa Sono pronti i primi mini-cervelli umani prodotti in serie per studiare in laboratorio molte malattie neurologiche, come l'autismo e la schizofrenia: ottenuti a partire da cellule staminali, crescono in provetta riproducendo lo sviluppo della corteccia cerebrale e in futuro potranno essere usati anche per testare nuove terapie. Il risultato, che promette di accelerare la ricerca nel campo delle neuroscienze, è pubblicato sulla rivista Nature dai ricercatori dell'università di Harvard guidati dalla biologa italiana Paola Arlotta.


  • cordis.europa.eu

    Alla ricerca di una nuova cura per il cancro

    Esiste nel nostro futuro un trattamento per il cancro che non preveda chemioterapia e interventi chirurgici? Un gruppo di ricercatori sta approfondendo questo tema.

    Alla ricerca di una nuova cura per il cancro
       Il progetto MECHANO-CONTROL, finanziato dall’UE, è stato lanciato nel 2017 per rispondere a questo interrogativo. Sebbene vi siano prove che forze meccaniche guidino processi biologici fondamentali quali lo sviluppo embrionale, la crescita del tumore e la guarigione delle ferite, gli scienziati non sanno ancora come ciò avvenga. Comprendere come funzionano queste forze potrebbe aprire nuove strade alla medicina rigenerativa, alla progettazione dei biomateriali e, cosa ancora più importante per questo particolare progetto, alla ricerca sul cancro.

  • repubblica.it

    Il tumore raro della prostata si studia con un modello in 3D

    Ricreato in laboratorio il cancro della prostata neuroendocrino, forma poco diffusa e aggressiva. Autrice dello studio Loredana Puca, ricercatrice italiana che lavora negli Usa, che spiega come grazie agli “avatar” dei tumori sarà possibile studiare anche quelli che colpiscono poche persone e cercare nuove terapie

    di TINA SIMONIELLO  20 giugno 2018
    Il tumore raro della prostata si studia con un modello in 3D

       Tumori coltivati in laboratorio, a partire da poche, pochissime cellule malate prelevate dai pazienti. Aggregati tridimensionali in vitro originati da specifici tumori da utilizzare come modelli: per testare nuovi farmaci e quindi tentare nuove cure, sempre più personalizzate, sempre più ad hoc. Sono gli organoidi tumorali, strutture a tre dimensioni che sono in tutto simili alla malattia nell’essere umano, ma che stanno in laboratorio, fuori dall’organismo. Non è fantascienza ma realtà. Loredana Puca, ricercatrice italiana - laurea in Biotecnologie alla Federico II di Napoli, dottorato all’istituto Pasteur Parigi e vincitrice del premio della Società americana di oncologia ”Merit Award” nel 2017, oggi alla Cornell University di New York nel team di Himisha Beltran – è riuscita a ottenere un organoide che simula il cancro della prostata neuroendocrino, una forma rara, contro la quale oggi la medicina può poco. I risultati del suo studio sono oggi su Nature Comunication.

  • pharmastar.it

    SLA: ottenuti motoneuroni dal sangue, importante passo avanti della ricerca italiana

    Assieme alla ricerca genetica sulla SLA, si aggiunge ora la possibilità di studiare in laboratorio i motoneuroni dei soggetti malati confrontadoli con quelli delle persone sane. È con questo nuovo strumento che si potrà avanzare nella ricerca per portare una soluzione pratica ai malati di SLA. In pratica, i ricercatori italiani hanno dimostrato la possibilità di ottenere motoneuroni da un semplice, e perciò ripetibile, prelievo di sangue.

       La sclerosi laterale amiotrofica (SLA), è una malattia terribile. Un puzzle genetico e ambientale che sfida la ricerca neurologica. Fino ad oggi studiabile attraverso i pazienti, il loro DNA, il siero, il liquor, su cui si sono fatti notevoli progressi. Oggi si aggiunge però una nuova importantissima possibilità: studiare il bersaglio principale della malattia, i motoneuroni in coltura, quindi in laboratorio. Sono loro, i motoneuroni, le cellule che progressivamente, ad ogni livello, controllando ogni genere di movimento muscolare, compreso quello respiratorio, cessano di “funzionare”. Con esito fatale. 

  • ansa.it

    Scoperti i tre geni che hanno reso grande il cervello

    Sono la chiave per capire alcuni disturbi neurologici

    Redazione ANSA 03 giugno 2018 15:49
    Neuroni della corteccia cerebrale coltivati in laboratorio hanno permesso di individuare i geni che hanno aumentato le dimensioni del cervello umano (fonte: Suzuki et al., Cell 10.1016/J.Cell.2018.03.067, 2018) © Ansa

       Scoperti tre geni che hanno fatto grande il cervello umano, ampliandoo le dimensioni della corteccia. Molto simili tra loro, risalgono al periodo compreso fra 3 e 4 milioni di anni fa e sono descritti in due studi pubblicati sulla rivista Cell e condotti da  David Haussler, dell'Universita' della California a Santa Cruz, e da Pierre Vanderhaeghen, della Libera Università di Bruxelles. Conoscere i geni che hanno fatto sviluppare il cervello è importante perché i loro difetti sono associati a possibili problemi neurologici.

  • LeScienze.it 25 aprile 2018

    La rivoluzione delle staminali embrionali umane

    La rivoluzione delle staminali embrionali umaneDopo vent'anni di speranze, divieti, promesse e controversie, le cellule staminali dell'embrione umano stanno rimodellando i concetti biologici e stanno finalmente iniziando a entrare nella pratica clinica di David Cyranoski / Nature

        Nel 1998, quando i ricercatori hanno iniziato a studiare come ricavare cellule staminali embrionali umane, Dieter Egli stava per iniziare la scuola di specializzazione. Nei due decenni successivi, queste prolifiche cellule sono state un appuntamento fisso della sua carriera. Il biologo, ora alla Columbia University, le ha usate per esplorare come il DNA delle cellule adulte possa essere riprogrammato in uno stato embrionale, e per affrontare le questioni relative allo sviluppo e alla terapia del diabete. Ha anche contribuito a sviluppare una forma completamente nuova di cellule staminali embrionali umane che potrebbe semplificare gli studi sull'attività dei diversi geni umani.
  • Fonte: Le Scienze.it

    23 gennaio 2017

    Luci e ombre della ricerca sugli organoidi

    Luci e ombre della ricerca sugli organoidi
    Credit: Kaibara87/Wikimedia Commons
    Intestino, rene, pancreas, fegato, cervello e retina. Sono questi gli organi umani che è possibile riprodurre in laboratorio, almeno per alcune cruciali proprietà strutturali e funzionali, grazie ad aggregati tridimensionali di cellule chiamate organoidi.

    I recenti sviluppi delle tecniche di coltura cellulare in tre dimensioni - e le importanti questioni bioetiche che sollevano - sono ora descritti in una review pubblicata su “Science”da Amelie Bredenoord dello University Medical Center Utrecht, nei Paesi Bassi, e colleghi olandesi e austriaci.