“L’algodistrofia è una malattia sottostimata e alla cui diagnosi si arriva tardivamente. Bisogna individuare dei fattori di rischio collegati allo sviluppo della malattia; già il medico di medicina generale dovrebbe identificare i pazienti e portarli a una terapia precoce perché l’elemento precocità della diagnosi e del trattamento sono la chiave per una corretta gestione” ha precisato il prof. Giovanni Iolascon, direttore esecutivo di SI-GUIDA (Società Italiana per la Gestione Unificata e Interdisciplinare del Dolore muscolo-scheletrico e dell'Algodistrofia) durante il live talk dal titolo "Algodistrofia, il patient journey dai primi sintomi al trattamento" che si è tenuto lo scorso 23 novembre.

Il LIVE talk è stato organizzato e promosso dalla società scientifica SI-GUIDA (Società Italiana per la Gestione Unificata e Interdisciplinare del Dolore muscolo-scheletrico e dell'Algodistrofia) con il patrocinio di APMARR (Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare) con la collaborazione di SIR (Società Italiana di Reumatologia), SIOT (Società italiana di Ortopedia e Traumatologia),  SIMFER (Società italiana di Medicina fisica e riabilitativa) e SIMG (Società Italiana di Medicina Generale).


Diversi gli esperti che si sono confrontati, tra cui il prof. Giovanni Iolascon,Direttore esecutivo SI-GUIDA, il prof. Umberto Tarantino, Presidente della Società SI-GUIDA, il dott. Massimo Varenna, Direttore UOS di Osteoporosi e Malattie Metaboliche ASST Centro Traumatologico Gaetano Pini, Milano; ed ancora Antonella Celano, presidente APMARR, il dott. Giovanni Antonio Checchia, Direttore del Dipartimento Transmurale di Riabilitazione Ospedale-Territorio AULSS 6 Euganea Regione del Veneto; ed il prof. Giuseppe Solarino, Università degli Studi di Bari "Aldo Moro"; e la dr.ssa Lucia Muraca, ASP Catanzaro; componente del Gruppo di studio nazionale SIMG Terapia del Dolore e Cure palliative.

L’algodistrofia è una patologia le cui cause non sono ancora pienamente comprese accompagnata da dolore forte, bruciante alle mani o ai piedi, che non trova sollievo e che cronicizza portando il paziente a perdere le speranze di una possibile via di uscita.

“L’algodistrofia è una caratteristica sindrome dolorosa cronica, la peggiore sindrome dolorosa cronica proprio per l'entità del dolore che è legato molto spesso ad un evento scatenante che può essere un trauma significativo, un intervento chirurgico ma talvolta può anche essere qualcosa che può passare quasi inosservato” spiega il prof. Giovanni Iolascon, direttore esecutivo di SI-GUIDA.

Il dolore si focalizza al distretto polso-mano e caviglia-piede. Nella gran parte dei casi il dolore è bruciante e molto intenso. “Talvolta il paziente lo descrive come il dolore più forte che ha avuto nella propria vita e ovviamente non riconosce una causa scatenante che lo può giustificare per cui il viaggio che il paziente incontrerà per arrivare alla diagnosi è complesso e difficile perché dovrà scartare molte altre possibili patologie” ha sottolineato il prof. Iolascon.
“Ad esempio, un dolore intenso e molto più forte e duraturo di quanto ci si sarebbe aspettati subito dopo un trauma fratturativo o distrorsivo o dopo un intervento chirurgico è un fattore di rischio come anche lo sono situazioni di labilità psicologica. Ci sono delle situazioni da attenzionare come campanelli di allarme della malattia” ha proseguito il prof. Iolascon.

Il patient journey potrebbe essere decisamente migliorato con una collaborazione tra medico di medicina generale, associazione pazienti e specialisti grazie a un approccio multidisciplinare come mostrato dagli esperti presenti al live talk.

“Il problema è riconoscere la patologia ma anche il paziente deve riconoscerla; per questo è importante fare informazione perché la persona che ha dei sintomi se riesce a riconoscerli e ad esprimerli in maniera corretta e per tempo faciliterà anche il medico nella diagnosi” ha evidenziato Antonella Celano.
Finchè non si arriva a una diagnosi certa, il dolore del paziente e l’infiammazione vanno gestite attraverso farmaci antidolorifici e anti-infiammatori ma a diagnosi certa bisogna iniziare velocemente la terapia con il neridronato che ha rivoluzionato l’approccio alla malattia.

Il neridronato è un aminobisfosfonato che nell’algodistrofia esercita un’azione terapeutica interferendo con le cellule infiammatorie che si accumulano nel sito di malattia. Il neridronato è tra l’altro l’unico bisfosfonato con indicazione per il trattamento dell’algodistrofia. Oggi è possibile utilizzare tale trattamento non solo con cicli di infusione endovenosa, ma anche con iniezioni intramuscolari per una cura efficace e gestibile a casa.

Alla terapia farmacologica può essere abbinato un trattamento fisico-riabilitativo che si occupa più del paziente che della malattia in un approccio multimodale considerando che il dolore ha un effetto anche a livello cerebrale centrale per cui ci sono tecniche che si basano sulla riorganizzazione la corteccia cerebrale. E’ inoltre fondamentale il movimento che va dosato a seconda dell’intensità del dolore.

Il live talk è stato moderato da Emilia Vaccaro, giornalista medico-scientifico di PharmaStar, e potrà essere rivisto da tutti coloro che sono interessati attraverso i seguenti link:

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